Famiglie in crisi per il caro-bollette: prezzi alle stelle di gas e petrolio

Il Governo stanzia 4 miliardi per contenere gli aumenti. L’inflazione colpisce beni e servizi primari
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Ma come fanno le numerose famiglie italiane, con redditi medio-bassi, a privilegiare le energie rinnovabili, ad esempio installando costosi pannelli fotovoltaici sui tetti delle loro modeste abitazioni, in molti casi neanche di proprietà, ma gravate da pesanti canoni di locazione? Già duramente colpiti dalla crisi provocata dal Covid, con figli a carico che non riescono a trovare stabili approdi occupazionali, i “paterfamilias” delle classi meno agiate hanno un’altra brutta gatta da pelare: la crescente lievitazione dei prezzi di beni e servizi primari, con alle viste una pioggia di bollette energetiche sempre più salate.

Costa cara la vagheggiata transizione verde. Anche se il Governo Draghi, in estate, ha già stanziato più di un miliardo ed altri quattro si accinge ad impegnarne, per frenare la spirale inflattiva delle cartelle di pagamento in arrivo dal 1° ottobre, destano allarme le violente impennate del prezzo dei vituperati carburanti fossili gas e petrolio, senza contare il crescente ricorso di grandi Stati, come Cina e Germania, alle vecchie centrali a carbone. Fonti fossili in disarmo? Purtroppo no, malgrado quasi tutte le imprese mondiali proclamino a gran voce che i loro prodotti nulla hanno a che fare con tecnologie inquinanti. Quando poi autoarticolati, carghi navali ed aerei, nel post-pandemia, trasporteranno merci e persone a pieno regime, la crescita della domanda globale causerà ulteriori aumenti del prezzo dell’oro nero, la cui quotazione già oggi è raddoppiata dall’inizio dell’anno, mentre è addirittura triplicata quella del gas, ovunque esportato dal monopolista russo Gazprom.

Mentre appaiono lontane nel tempo le modalità di gestione e ripartizione del fondo europeo da 72 miliardi per il clima e la transizione ecologica del Vecchio Continente, i russi sono attivissimi nel costruire ulteriori gasdotti pronti a “servire” l’Europa. Quello del Sud, che passa per l’amica Serbia, ovviamente non necessita di autorizzazioni, quello “nordista” attende solo il beneplacito di Berlino e Bruxelles. Nel frattempo, un manipolo di coraggiosi Europarlamentari (di cui, guarda caso, non fanno parte italiani) ha chiesto alla Commissione d’indagare sui tagli russi alle forniture di gas, che ne avrebbero provocato l’esponenziale aumento del prezzo. Saranno ascoltati o prevarranno i non pochi “ammiratori” di Putin, presenti anche nelle Istituzioni comunitarie?