La UE punta sulla “carbon tax” contro l’inquinamento ambientale

Il dazio sulle merci “sporche” potrebbe essere varato nel 2022
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Tempi lunghi per la transizione ecologica. Mentre India e Cina, un miliardo e mezzo di abitanti pro-capite, erigono barricate sul nero carbone, secondo loro indispensabile per lo sviluppo industriale, la Russia di Putin se la ride aprendo ovunque i rubinetti del metano, con il monopolista Gazprom che ne distribuisce a profusione in Asia, Europa, Africa settentrionale, nonché ai fedelissimi vicini di casa. Tra questi spicca la Bielorussia del dittatore Lukashenko, che non esita a spingere in malo modo migliaia di profughi verso la Polonia, sfidando senza scrupoli l’Unione Europea. Ha un bel dire il premier inglese Johnson che il summit ONU di Glasgow ha decretato la “morte” del carbone.

La verità è che, al mondo intero ed alla malridotta Europa dei 27, alle prese con i frequenti capricci dei sovranisti, non rimarrebbe che adottare al più presto la “carbon tax”, una sovrimposta di confine tendente non solo a frenare l’importazione di merci prodotte a basso costo con metodi altamente inquinanti, ma anche a combattere la delocalizzazione d’imprese verso Paesi con ridicole normative ambientali. La Commissione di Bruxelles è all’opera per varare già nel 2022 il citato dazio suppletivo sulle emissioni gravemente nocive per l’habitat, tra l’altro riguardanti materie prime e categorie ad altissimo fabbisogno energetico: acciaio, ferro, alluminio, cemento, fertilizzanti, elettricità. Pure gli USA, dopo aver posto fine alla guerra dell’acciaio con l’Europa, hanno deciso di colpire le importazioni “sporche”, così com’è avvenuto con la tassazione delle grandi multinazionali, idea inizialmente partorita dall’Unione Europea e poi approvata all’unanimità dai Paesi del G20. Ovviamente demonizzata come barriera protezionistica dalle potenti Nazioni inquinatrici, la carbon tax arricchirebbe lo stesso bilancio comunitario ora finanziato, spesso “obtorto collo”, dagli Stati membri. E’ lecito sperare in una sua sollecita entrata in vigore?