Calcio: uno scandalo la Superlega fra ricchi

Deciso “no” di Fifa, Uefa e Figc
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Gli sciagurati miti nietzschiani del "superomismo" e del trionfo dell'onirico Diòniso sulla cosiddetta triste decadenza, prodotta dalla diffusione nel mondo del Cristianesimo, tornano purtroppo d'attualità anche nel popolare mondo del calcio.

Brutta storia, quella della "superlega" elitaria ed ultracapitalistica propugnata dai magnati Florentino Perez e dall'ucraino Leonard Blavatnik, proprietario di DAZN. Il folle progetto, già duramente stigmatizzato e bocciato da FIFA, UEFA e dalla nostra FIGC, prevede, in pratica, l'abolizione dell'attuale formula della Champions League, con il sostitutivo avvento di un campionato europeo ogni anno riservato a sole 16 società, ovviamente scelte in base alla potenza economica ed al blasone di ciascuna di esse.

Per l'Italia sarebbero ammesse a farne parte esclusivamente Juventus, Inter e Milan, a prescindere dai risultati sportivi maturati sul campo. Il vergognoso oltraggio ad ogni forma di democratica partecipazione alle competizioni sportive d'ogni tipo è evidente.

La negazione di tutti i più nobili valori cui lo sport si è sempre informato, sin dai tempi dell'antica Grecia, dovrebbe condurre ad una generale esecrazione del delirio d'onnipotenza di chi ha ideato la creazione di un simile girone infernale a 16 squadre, tra l'altro inevitabilmente destinato a cancellare non solo l'attuale struttura della Champions, ma anche ad oscurare i vari tornei nazionali, cui quasi nessuna visibilità verrebbe più riservata, con i grandi sponsor tutti fatalmente attratti dalla malèfica superlega capitalistica.

"Al di là del bene e del male" fu una delle più emblematiche opere di Friedrich Nietzsche, il cui pensiero, influenzato dal pessimismo del connazionale Arthur Schopenauer, sarebbe stato purtroppo ripreso ed attuato dalle spietate dittature nazifasciste novecentesche. Gli uomini di buona volontà si uniscano in fretta contro il riemergente spirito dionisiaco nietzschiano, che anima ancor oggi chi non ha alcun rispetto per i più deboli, per lo sport e per la stessa democrazia.