I Cimiteri di guerra intorno a Montecassino

La basilica di San Benedetto da Norcia distrutta dalle bombe
Norcia

di Adriano Marinensi - Cassino è una città di 20.000 abitanti che si trova ad una cinquantina di chilometri da Frosinone, la “capitale” della Ciociaria. Sta alle pendici del Monte omonimo dove, nel 529 d.C., salì S. Benedetto da Norcia per fondare il Monastero benedettino più famoso al mondo. Veniva da Roma il Santo umbro, fuggito dal disordine e dalla corruzione dell’Urbe, seguita alla dissoluzione dell’Impero d’Occidente (476 d.C.). Lassù, la imponente Basilica segna ancora oggi una tappa importante del messaggio di straordinario valore religioso e sociale di Benedetto e dei suoi seguaci. Lui ebbe una sorella gemella, Santa Scolastica, protettrice dell’Ordine delle Monache benedettine.

Nel corso della 2ª guerra mondiale, Cassino e il suo Monte si trovarono nel cuore della Linea Gustav, fortificata dai nazisti per bloccare l’avanzata degli Alleati, sbarcati in Sicilia il 9 -10 luglio 1943. Le battaglie che vi si svolsero le chiamarono il “martirio di Cassino”, quasi completamente distrutta. Così come la Basilica. Fu assalita dalle bombe a causa di una falsa notizia alla quale gli anglo - americani dettero pieno credito: Dentro la possente costruzione era asserragliato un contingente tedesco che impediva il passaggio del fronte. L’attacco, il 15 febbraio 1944, con 250 aerei: rimasero soltanto le macerie. Si salvò l’enorme patrimonio culturale - l’archivio, la pinacoteca, la preziosa documentazione - in precedenza trasferito a Roma. Per ricostruirla, ad immagine e somiglianza di quella distrutta, ci sono voluti 8 anni, dal 1948 al 1956.

Lo scontro in città e sul Monte proseguì con enorme violenza, mentre resistette ancora a lungo la Linea Gustav. La furia di quella parte di guerra, durata dal gennaio al maggio 1944, dal passaggio dello Stretto di Messina, fino poi alla liberazione di Roma, è testimoniata dai grandi Cimiteri, molti nei pressi di Cassino, che custodiscono i caduti di entrambi gli eserciti. Decine di migliaia di croci e una enorme perdita di vite umane.

Il Camposanto più famoso è il Sacrario del Commonwealth con i suoi 4266 morti tra inglesi, canadesi, australiani, neozelandesi e di altre nazioni, oltre ad un gran numero di “non identificati”. Il più grande è il Sacrario militare tedesco: sta poco lontano da Cassino e ci sono sepolti 20.000 caduti germanici durante i combattimenti nell’Italia meridionale. Nel Cimitero polacco, affidato alla custodia dei Monaci della Basilica, sono sepolti 1052 morti. Si legge su una iscrizione: “Per la nostra e la vostra libertà, noi soldati polacchi abbiamo donato le nostre anime a Dio, i nostri corpi al suolo italiano e i nostri cuori alla Polonia”.

Di polacchi sepolti ce ne sono altri, a Casamassima, vicino Bari: sono i feriti di Cassino deceduti nell’ospedale militare pugliese. A rendere omaggio ai suoi connazionali polacchi è stato (18 maggio 1979) Giovanni Paolo II. Disse - e le sue parole potevano valere per tutti gli altri Cimiteri di guerra - “Il Papa viene in mesto pellegrinaggio per pregare e per ricordare coloro che, in queste zone, versarono il loro sangue; sono migliaia, tra loro fratelli in Cristo. I congiunti, con un vuoto incolmabile nel cuore, li piangono ancora. E si chiedono il perché della violenta fine di questi ragazzi i quali certamente sognavano la vita e non la morte, l’amore e non l’odio, la pace e non la guerra”.

A Montelungo, in Campania, un Cimitero accoglie 974 militari italiani, dei quali 784 caduti nelle battaglie di Montelungo e Cassino. Ebbe perdite pure il Corpo di spedizione francese: 3.400 si trovano a Venafro (Isernia). Altro luogo di riflessione, collegato alle vicende belliche di Cassino, sta a Nettuno: ci sono 7.800 croci di americani morti nel sud Italia e di altri 3.000 vi è conservato soltanto il segno del sacrificio. Questi ed altri Cimiteri, causati dalle guerre del XX secolo, sono luoghi per riflettere; per fare perpetua memoria dei lutti che la scelta delle armi comporta. Sotto quelle migliaia di croci, non ci sono vecchi, soltanto giovani mandati a morire dalla follia criminale di pochi assetati di potere.

Ora le mie solite scuse per l’ennesimo salto di palo in frasca. Dalla guerra di allora alla pace di oggi. A volte un po’ bizzarra. Mi preme di scrivere un paio di telegrammi su due argomenti di attualità. Il primo a proposito delle ricorrenti esternazioni di pensiero (?) dei NO VAX e NO GREEN PASS. Ad un Congresso del sindacato SIAP, il Capo della Polizia italiana ha parificato quelle manifestazioni di piazza e gli interventi su i social, alla strategia della tensione (ricordate gli anni di piombo?). A suo (autorevole) giudizio, si sta diffondendo “disinformazione e complottismo … alimentando il caos per sovvertire l’ordine”; anche attraverso ”una chiamata alla illegalità verso la piazza” che dovrebbe “bloccare le ferrovie e circondare il Parlamento”. Così pare abbia parlato il vertice supremo delle Forze di polizia. Mica l’Appuntato a piedi, comandante interinale la Stazione di Roccacannuccia. C’è, per caso, un Magistrato inquirente disposto a raccogliere la denuncia?

Aggiungo e mi riscuso. Dalla sponda sinistra della politica partenopea, alla vigilia della tornata elettorale di ottobre, giunge notizia di un possibile duello, sparigliatore delle carte, tra il candidato ufficiale del P. D. Gaetano Manfredi e il molto ex Sindaco di Napoli (poi passato a maggior carica) don Antonio Bassolino, di pressappoco equivalente colorazione ideologica. E’ il Partito Democratico che ha fatto un passo indietro: E’ tornato al vecchio P. D. S., il Partito Delle Sceneggiate. Napoletane, si capisce.