Crisi Sangemini, il sindaco chiede: «La proprietà presenti il piano industriale»

Al contempo De Rebotti chiede che si attrezzi immediatamente un tavolo tecnico partecipato da Regione e Mise
Narni

Il sindaco di Narni Francesco De Rebotti è intervenuto sulla situazione della Sangemini manifestando la sua posizione dopo aver partecipato all’incontro di venerdì scorso convocato dai sindacati.
Questo il suo comunicato. “La situazione drammatica della Sangemini, dopo la mobilitazione e i numerosi appelli di sindacati e lavoratori deve necessariamente ed immediatamente impegnare le istituzioni su due punti ormai chiari. Il primo chiedere con decisione e fermezza, attraverso il Mise e la Regione, la messa a disposizione a tutti i soggetti firmatari dell'accordo del 2018, del piano industriale in concordato che, si dice, verrà prossimamente depositato dalla proprietà. Ciò affinché siano resi evidenti i contenuti del piano stesso per verificarne la corrispondenza con gli impegni sottoscritti nel 2018 in quell'accordo sofferto di cui mai si ha avuta la disponibilità di seguire nella sua attuazione, malgrado quanto stabilito nero su bianco. Il secondo, tenendo conto della permanente indisponibilità della proprietà a rendere noti e discutere i contenuti del piano, a chiedere che si attrezzi immediatamente un tavolo tecnico partecipato da Regione e Mise per individuare un piano alternativo, di collocazione sul mercato della produzione che, ricordo, attiene alla gestione di un bene pubblico come l'acqua, oggetto di concessione pubblica. Non si può perdere più inutilmente tempo, va richiamata la proprietà alle sue precise responsabilità ed in contemporanea individuata una via d'uscita fortemente sostenuta in punta di diritto, nel coinvolgimento degli attori principali del mercato, nella predisposizione di elementi a sostegno all'occupazione e all'investimento. La Sangemini è un patrimonio della nostra regione, così come la sua storia industriale. Così come è internazionalmente riconosciuto lo storico marchio, la qualità del prodotto ed il profondo attaccamento delle maestranze e delle comunità locali alla fabbrica. Per questi motivi sono indispensabili azioni concrete come quelle suggerite”.