La morte del 15enne rapinatore, gli italiani dalla parte del carabiniere

Lo rivela un sondaggio di Renato Mannheimer per Quarta Repubblica
Napoli

Un sondaggio di Renato Mannheimer per Quarta Repubblica ha svelato che secondo la maggioranza degli italiani non è giusto che il carabiniere che ha ucciso Ugo Russo, il 15enne che lo stava rapinando in via Generale Orsini a Napoli, sia indagato per omicidio volontario.  

 La versione del carabiniere è che Ugo Russo si è avvicinato in sella di un motorino alla macchina dove si trovavano il militare e la fidanzata. Sceso dal mezzo Russo – con il volto coperto dal casco – avrebbe puntato un’arma – una riproduzione di una pistola “Beretta 52” quindi un’arma giocattolo – alla tempia del carabiniere chiedendo di consegnare l’orologio. A quel punto, prima di impugnare l’arma di servizio, il carabiniere si sarebbe qualificato intimando l’alt e poi avrebbe sparato tre colpi, due dei quali hanno colpito Russo e uno è andato a vuoto. Secondo il complice di Russo, un diciassettenne che si è successivamente costituito, il militare avrebbe invece esploso il secondo colpo quando già il quindicenne si stava allontanando.  

Il punto è che per stabilire se davvero le cose sono andate come ha detto il carabiniere ci vuole un’indagine. 
Intanto viene fuori che dietro gli spari contro la caserma Pastrengo, sede del comando provinciale dei carabinieri, e sulla devastazione del pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli, aleggi l'inquietante ombra della camorra.
È questa la pista seguita dagli inquirenti che stanno indagando sui due gravissimi episodi avvenuti nella notte tra sabato e domenica nella città partenopea a seguito sull’uccisione di Ugo Russo, il ragazzo di 15 anni che con una pistola finta ha tentato di rapinare un carabiniere fuori servizio. L’ipotesi che dietro ai raid ci sia la criminalità organizzata è suffragata dalla decisione del procuratore Giovanni Melillo di dare alla Dda il compito di indagare sulle violenze. Il sospetto è che a sfasciare arredi e apparecchiature del pronto soccorso non siano stati solo gli amici dell’adolescente morto ma anche personaggi legati a clan camorristici del centro città.

Sembrerebbe che si sia vicini all’identificazione di tutte le persone che hanno preso parte al raid. Un prezioso contributo potrebbe essere fornito le telecamere di sicurezza poste all'ingresso dell'ospedale. Nei filmati si vedono i genitori del ragazzo ucciso, distrutti dal dolore, ma che non compiono azioni di violenza e numerose altre persone che dopo essere entrate precipitosamente nei locali del pronto soccorso, compiono atti di vandalismo per poi allontanarsi velocemente nel dedalo di vicoletti della Pignasecca. Anche il raid contro la sede del comando provinciale dei carabinieri potrebbe essere stato compiuto da elementi della criminalità organizzata. L’ipotesi è che i colpi di pistola indirizzati verso il cancello siano stati esplosi da soggetti abituati a usare armi da fuoco.