Le infinite piaghe della Contessa

Cantiere eternamente aperto sulla strada che collega Gubbio con la riviera adriatica
Gubbio

di Gerardo De Santis

E' chiamata la strada del mare, la Contessa, quella che collega Gubbio con la riviera adriatica e non solo. 
Ma l'arteria, che pur vanta una storia antica che la fa risalire addirittura a Simone Genga, noto architetto urbinate del Cinquecento, è sempre stata oggetto di problematiche infinite. 
Grazie ad uno studio del professor Cece emerge che nel XVI secolo, la via che collega il territorio umbro-marchigiano, fu al centro dell'attenzione in seguito al fatto che i perugini, nel 1588 riuscirono ad ottenere dal pontefice che i corrieri della posta passassero per Perugia e, quindi, proseguissero verso nord attraverso il territorio di Gubbio per la cosiddetta “strada di Cantiano”. La strada però era dissestata e insicura, tanto che da Gubbio fu fatta opposizione e non fu mai possibile far transitare i corrieri postali per questa nuova via. A partire dalla prima metà dell'Ottocento la statale cambiò in “Contessa”, nome forse dovuto al fatto che poco prima della deviazione per la chiesa di San Bartolomeo di Burano esisteva un'osteria chiamata così. 
Ere nuove problemi nuovi. Adesso per esempio c'è un cantiere aperto che non riesce a dar pace ai tanti automobilisti di passaggio.
Siamo all'altezza della galleria della Contessa, sul breve tratto del ponte che, salendo da Gubbio, immette verso il vecchio tunnel, proprio lì due semafori continuano a stoppare il traffico, provocando lunghe code e attese snervanti. Una situazione aggravata dalla presenza di mezzi pesanti che si spingono a occupare, provenienti dalle Marche, un tratto considerevole interno alla galleria. Stessa cosa salendo da Gubbio, visto che pure in questo caso la fanno da padroni i tir che stringono le auto in una morsa. Ai disagi per il transito si aggiungono in quel contesto ambientale pure gli scarichi di gas dei veicoli che sostano forzatamente lasciando accesi i motori quando sono costretti a fermarsi all'impianto semaforico.
E' dal maggio scorso che ci sono lavori in corso, e ancora non si vede una via d'uscita. Il Comune e la Provincia avevano annunciato che la sistemazione della strada sarebbe terminata il 21 settembre. E già la cosa fu oggetto di contestazioni. Ma ovviamente i tempi annunciati sono stati sforati e la tempistica si sta ulteriormente dilatando. Non si muove nulla, al di là di qualche interruzione dei lavori e dei semafori, com'è successo nei giorni in occasione della ricorrenza della traslazione di Sant'Ubaldo, poi tutto è ripiombato nell'ignavia. 
Intanto le segnalazioni di protesta si susseguono.
Già in estate è stata denunciata ripetutamente la carenza di operai sul cantiere e invocata l'intensificazione dei turni per ridurre i tempi dell'intervento. Ma tutto inutilmente.
I riflessi negativi sono sotto gli occhi di tutti: E hanno ripercussioni anche rispetto all'economia della zona. 
A proposito va ricordato che gli operatori commerciali di quell'area sono stati costretti ad intervenire con 16mila euro per far attivare di tasca propria un servizio nei week end, che riducesse i disagi e le code, grazie all'intervento dell'apposito personale coinvolto al posto del semaforo per far scorrere i mezzi con la logica dei flussi.
Ma poi, finita la festa la zona è stata lasciata di nuovo abbandonata a se stessa, eterna orfana delle istituzioni.