Migranti in fuga, si teme il contagio

Irreperibili 21 tunisini. Non hanno fatto il tampone. Il centro d'accoglienza sperduto: perché il Viminale li ha inviati lì?
Gualdo Cattaneo

Sono ancora fuggiaschi 23 dei 25 migranti scappati sabato scorso dal centro di accoglienza di Gualdo Cattaneo.
Potrebbero essere ovunque e le indagini ormai non riguardano solo l’Umbria ma tutta Italia.
Per 14 giorni avrebbero dovuto passare la quarantena fiduciaria per scongiurare il possibile contagio da coronavirus, ma qualcosa è andato storto.  C’è chi parla di un possibile coinvolgimento della folta comunità tunisina umbra (soprattutto della parte dedita allo spaccio e al crimine), ma per ora chi indaga non ha prove certe. Di sicuro in struttura i 25 migranti non erano soli. Per il sindaco “sulla quarantena doveva vigilare” l’Arci solidarietà Ora d’Aria, la onlus che gestisce diversi centri di accoglienza in Umbria grazie a bandi milionari. Circostanza confermata anche da una fonte nelle forze dell’ordine. 
E non si può che essere d'accordo con Andrea Indini, che sul scrive quanto segue:

Il governo gioca con la nostra salute
Gualdo Cattaneo è un piccolo Comune di appena seimila anime a una quindicina di chilometri da Foligno. Qualche giorno fa si è visto recapitare venticinque tunisini a cui, dopo essere sbarcati ad Agrigento, erano stati imposti quattordici giorni di quarantena. Quando la pressione sulle coste siciliane si è fatta pesante, anziché bloccare gli sbarchi, il Viminale ha infatti deciso di sparpagliare clandestini, potenzialmente infetti, in tutto il Paese. Il punto è che le strutture dove vengono destinati i migranti non sono controllate e che questi le lascino tranquillamente. A Gualdo Cattaneo, per esempio, sono stati messi in un agriturismo gestito da una cooperativa sociale. Così gli è bastato inventarsi una partita di pallone per lasciare il centro e far perdere le proprie tracce.

Da sempre, in Italia, la fuga dai centri d’accoglienza è un problema. Gli immigrati, che vengono stipati negli hotspot, riescono a far perdere le proprie tracce con estrema facilità. Figuriamoci quelli che vengono alloggiati in strutture del tutto prive di controlli. Già in aprile, quando gli italiani erano ancora chiusi nelle proprie case, si segnalavano i primi casi. Nel quartiere romano di Statuario-Capannelle, per esempio, erano stati messi alcuni stranieri nell’hotel Capannelle, una struttura con almeno otto uscite. “È il posto meno controllato e controllabile per chi deve stare in quarantena – lamentavano i residenti – un rischio enorme per tutta la popolazione della zona”. La loro paura era dettata dal sospetto che fra gli extracomunitari ve ne fossero alcuni provenienti dal “Selam Palace”, palazzo occupato in zona Romanina dove erano stati registrati alcuni contagi da coronavirus.

Ben presto questi sospetti sono diventati realtà.

Non solo il governo non ha preso le giuste misure per controllare chi regolarmente arriva in volo dall’estero, facendo così scoppiare nuovi focolai nella comunità bengalese di Roma o in quella albanese in Toscana, ma ha addirittura riaperto i porti ai clandestini e si è totalmente disinteressato dal far rispettare a tutti la quarantena. Da quando Matteo Salvini non siede più al Viminale, i giallorossi hanno giurato vendetta contro di lui. Tra le priorità del Partito democratico e di una buona fetta di grillini c’è lo smantellamento dei decreti Sicurezza. Nel frattempo, anche se questi sono ancora in vigore, le navi delle Ong fanno avanti e indietro dalle coste libiche ai porti italiani scaricando centinaia di irregolari ogni settimana. A queste si vanno ad aggiungere i barconi che ogni giorno arrivano nelle Regioni del Sud Italia. La strada di confinare i nuovi arrivati su navi-quarantena al largo delle coste siciliane è presto naufragata. Troppi gli arrivi e troppo poco il tempo per trovare nuove imbarcazioni. Da qui l’idea di dividerli sul territorio. Peccato che nel farlo non abbiano pensato a un piccolo particolare: la quarantena deve essere sorvegliata e non lasciata alla responsabilità del singolo. Risultato? Ogni giorno si registrano fughe dai centri destinati all’accoglienza. Che, poi, a ben vedere si tratta sempre di hotel, vecchi agriturismi e strutture ricettive che tutto fanno pensare tranne che a posti sicuri per contenere una possibile bomba virale.

Con le nuove politiche dei giallorossi, il Paese si trova così esposto non solo a un’altra ondata di arrivi di immigrati clandestini, ma anche al rischio di un ritorno dei contagi proprio quando il virus sembrava essere arginato. La posta in gioco è altissima. Il governo sta, invece, trasformando nuovamente l’Italia nell’hotspot d’Europa, proprio come lo era quando a Palazzo Chigi regnava la sinistra, e sta esponendo i propri cittadini a un rischio inutile. Per evitare tutto questo basterebbe applicare quei decreti Sicurezza che Nicola Zingaretti & Co. stanno tanto cercando di distruggere.