E' morta l'attrice Zsa Zsa Gabor, è stata recordwoman dei matrimoni

di Adriano Marinensi - In America, dalle parti di Hollywood, fino a qualche giorno fa, c’era la mosca Tse Tse e l’attrice Zsa Zsa. Malgrado la similitudine dei nomi, nessuna somiglianza tra loro. Ora la mosca è rimasta sola, perché la diva del cinema se n’è andata in tarda età (avrebbe compiuto 100 anni il 6 febbraio prossimo).

Zsa Zsa, da nubile, di cognome faceva Gabor: Zsa Zsa Gabor. Da maritata il cognome se l’è cambiato a suo piacere. La prima volta in Belge (Burhan, Diplomatico turco in Bucarest), poi Hilton (Conrad, erede della omonima catena di alberghi di lusso), quindi Sanders (George, uomo di spettacolo di buona caratura); e ancora Hunteer (Herbert, industriale e finanziere), Cosden (Joushua, petroliere d’oro), Ryan (Jack, il “padre” della bambola Barbie), O’ Hara (Michael, danaroso avvocato), infine – e fanno otto – Von Anhalt (Frederic, Principe, unico al suo capezzale al momento del trapasso). Il nono marito si chiamava Felipe de Alba, nobile messicano, ma l’imeneo durò il tempo di un sospiro d’amore. Mai nella polvere, sempre sugli altari. Al piatto forte dei nove sponsali appena elencati, le ciarle delle “comari” hollywoodiane hanno aggiunto, per contorno, diversi amorazzi. E qualche altra malalingua l’ha definita: “La cortigiana più costosa dopo Madame de Pompadour”. Una bella fetta di vita, Zsa Zsa l’ha trascorsa in Chiesa non per passione di fede, quanto invece per farsi dire dal pastore : Vuole prendere il qui presente ecc. ecc. come suo legittimo sposo, finché morte non vi separi ?” E lei, con aria trasognata, sempre a rispondere “SI, lo voglio”. Salvo cambiare idea di li a poco, e a scopo di lucro. Disse: “Sono una vera donna di casa”. Che rinunciava allegramente al consorte e si teneva la casa. Compresa la villa nella parte nobile di Los Angeles. Oppure: “Non ho mai odiato un uomo al punto da restituirgli i gioielli”. Nel porto dorato e scintillante del cinema USA, era “sbarcata”, negli anni ’50, portandosi appresso il titolo di Miss Ungheria 1936 e due sorelle, “scapricciatielle” pure quelle. Lei riuscì a fare irruzione nel mondo di celluloide, girando una trentina di film che però non sembra abbiano entusiasmato né pubblico, né critica. Uno ha un titolo - oserei dire - quasi onomatopeico: La bambola di pezza. Quando ancora il pettegolezzo e la maldicenza d’alto bordo non si chiamavano gossip, Zsa Zsa ne divenne la regina, non fosse altro per quel suo vezzo di cambiare alcova insieme alla camicia da notte. Ebbe l’accortezza di sposare patrimoni più che contrarre matrimoni, essendo sempre aperto un conto in banca da rimpinguare. A Napoli, sulle note di una vivace canzoncina partenopea, avrebbero cantato: “Dove sta Zsa Zsa, dove sta Zsa Zsa, ‘andostà Zsa,Zsa?” …. S’è annata a marità!