Tre condanne per il monastero incompiuto

Assolto il terzo amministratore dell'azienda
Fossato di Vico

Il processo che ha visto le suore benedettine di Fossato di Vico parte civile contro la ditta che doveva occuparsi dei lavori di ristrutturazione del monastero di Santa Maria della Fonte, danneggiato dal sisma che sconvolse l’Umbria quasi un quarto di secolo fa, ieri ha registrato la sentenza di primo grado.
Come ricorda , si tratta di una storia iniziata con il sisma del 1997 e che, dopo 23 anni, trova un primo finale.
Sul banco degli imputati: Ubaldo e Maurizio Passeri, due amministratori della ditta che doveva svolgere i lavori, condannati assieme all’ingegnere Ruggero Minelli (direttore dei lavori) a due anni e mezzo di reclusione oltre a 1.200 euro di multa per il reato di tentata truffa.
Riconosciuta in favore del monastero una provvisionale di 100mila euro (ma erano stati richiesti 2 milioni di euro), provvisoriamente esecutiva, oltre al pagamento delle spese processuali.
Il tribunale ha mantenuto il sequestro sui beni degli imputati in favore della parte civile.
Assolto l’altro rappresentante della ditta, Riccardo Passeri, per insufficienza di prove. Quello della tentata truffa era uno dei reati che venivano contestati agli imputati, per tutti gli altri è subentrata la prescrizione.

LA STORIA
Da una parte l’accusa all’azienda di aver truffato le religiose (assistite dall’avvocato Anna Sorbelli) perché i lavori previsti, e per i quali le monache avevano avuto accesso a finanziamenti pubblici per 1,7 milioni, non erano mai stati terminati e anche per aver richiesto ulteriori pagamenti direttamente dal conto corrente del Monastero, asserendo di aver sostenuto costi maggiori rispetto a quanto inizialmente preventivato.
Dall’altra la difesa dell’azienda (con gli avvocati Giuseppe Caforio, Franco Libori e Amedeo Ciuffetelli) che contesta il fatto che le suore fossero offesa sostenendo come ci fosse un accordo tra le parti di “deviare” parte delle somme stanziate per la ricostruzione ad altri lavori.
Questo, il nocciolo di una storia giudiziaria che si trascina dal 2014 (a fronte di lavori partiti nel 2008 e mai terminati) cominciata dopo che una suora architetto aveva segnalato le presunte irregolarità e che, come temuto dall’accusa e dimostrato dalla sentenza di ieri, ha visto intervenire i termini della prescrizione.
Una storia che racconta, al di là di quanto stabilito dal giudice di primo grado, di monache costrette da quasi dieci anni a vivere senza acqua calda.
«Il tribunale in seguito ad una lunga istruttoria dibattimentale ha riconosciuto la penale responsabilità degli imputati e li ha condannati al risarcimento dei danni in favore del monastero - dice l’avvocato Anna Sorbelli -. Le monache attendevano da anni che fosse fatta giustizia, visto che si sono decise a sporgere denuncia-querela dopo aver atteso per anni il completamento dei lavori, provvedendo anche a fare cospicui pagamenti con risorse proprie». Il monastero attendeva da tempo che fosse fatta giustizia.
Ma non è finita qui.
«Esprimo grande soddisfazione - ha commentato l’avvocato Giuseppe Caforio - per assoluzione piena di Riccardo Passeri e per gli altri imputati sono convinto che in sede di appello ci sarà anche per loro assoluzione».