Impiegato sventa truffa da 200mila euro

Si è accorto che la mail inviata dai pirati differiva dall'originale per una sola lettera
Foligno

Come riporta il Messaggero Umbria di oggi, un impiegato ha sventato una truffa da 200mila euro ai danni della ditta per la quale lavora.
E' parte del quadro che emerge dall'attività investigativa svolta dal Commissariato di Foligno, guidato dal vicequestore Bruno Antonino, in materia di truffe on line. L'analisi delle denunce presentate all'Ufficio Controllo del Territorio parla di una decina di casi al mese, tra truffe on line tentate e riuscite. La maggior parte dei casi prende le mosse dalla violazione di account utilizzati tanto per l'accesso a siti, quanto per la posta elettronica o a serve personali o di lavoro. Da qui gli abili truffatori hanno accesso alle informazioni che riguardano la vittima, compresi in alcuni casi i dati inerenti le finanze personali. Partendo, infatti dall'acquisizione di elementi utili alla truffa degli abili balordi della rete hanno tentato una truffa, passando attraverso un cliente che ha subito la violazione in rete, ai danni di un'azienda di Foligno. Un solerte impiegato, stando a quanto ha ricostruito la polizia in seno alle investigazioni, s'è accorto che qualcosa non andava. La mail ricevuta dall'acquirente interessato ad una grossa partita di prodotti sembrava in tutto e per tutto regolare.
Ed essendoci già stati rapporti commerciali andati a buon fine tra venditore ed acquirente, nulla avrebbe potuto sollevare sospetti. I balordi, però, non avevano fatto i conti con il cyberimpiegato. Proprio quest'ultimo ha scoperto che la mail ricevuta difettava in una sola lettera rispetto all'indirizzo reale del cliente riuscendo così a sventare una potenziale truffa da 200mila euro. Ma quella scoperta non è l'unica via della truffa. Sempre più spesso abilissimo truffatori agiscono attraverso proposte di vendita pubblicate su siti Internet più omeno specializzati. E scelgono sempre le offerte dove il venditore risulta al primo annuncio. I balordi, tramite una serie di efficaci, quanto diabolici, raggiri inducono la vittima in errore e poi la derubano. Ci sono prima i contatti, poi viene inviato l'iban e gli altri dati. Ed è allora che il truffatore agisce millantando difficoltà con l'iban e chiede i dati del bancomat. La vittima pensando di ricevere un pagamento scopre poi di esser stata derubata.