Unione Europea in crisi? L’Italia difenda le sue imprese strategiche

Tra queste assicurazioni e banche. La legge “Golden Power” del 2012
Economia

di Bruno Di Pilla - Geograficamente, la nostra Europa non è che un’appendice dell’Asia. Se l’Unione dei 27 Paesi dovesse disgregarsi, a causa del perdurante gelo degli Stati nordici (Olanda, Finlandia, Germania) verso quelli mediterranei, il Vecchio Continente diverrebbe facile preda, anche sul piano economico, delle superpotenze orientali Cina, India, Russia.

Vista la politica ormai dichiaratamente protezionista ed autarchica degli Stati Uniti, più che mai accentuatasi con l’avvento al potere dei Repubblicani di Trump, cui interessa solo il crescente benessere dei 330 milioni di concittadini, a noi sud-europei non resta che sperare, specie dopo il forfait della Gran Bretagna, in una metamorfosi comportamentale di olandesi, tedeschi, finlandesi, polacchi, ungheresi e nell’auspicabile riscoperta dei valori fondanti della Comunità fortemente voluta, nel 1957, dai Padri fondatori Konrad Adenauer, Robert Schuman, Antonio Segni.

Fatta sulla carta l’Europa, appare ancor oggi irrealizzabile, purtroppo, il sogno di un’autentica fratellanza e di una maggiore coesione d’intenti fra cittadini europei. Tuttavia, in attesa d’improbabili sviluppi positivi nel breve periodo, è bene che l’Italia indossi il mitico elmo di Scipione e si cauteli contro probabili assalti alle sue imprese strategiche, comprese banche ed assicurazioni.

Un’apposita legge anti-scalate c’è già. E’ la “Golden Power” del 2012, che prevede l’esercizio di poteri speciali a tutela di società che svolgono attività essenziali nei seguenti settori: difesa e sicurezza nazionale, energia, trasporti, tecnologia 5G, comunicazioni. In questi rami fondamentali, per l’appunto estensibili ad imprese assicurative e bancarie, lo Stato può opporsi ad “assalitori” non graditi che volessero acquisire pacchetti azionari di maggioranza, o comunque sempre più consistenti, di Eni, Enel, Poste, Ferrovie, Leonardo, Terna, Telecom, Alitalia. Mentre, a causa della pandemia, sono in gravissima difficoltà 3.200 piccole e medie imprese italiane, le cui sorti sono appese ad un filo, equivarrebbe ad un suicidio cedere lo scettro del comando dei gangli vitali a multinazionali straniere, tra l’altro controllate dai Governi centrali e pronte a svignarsela, com’è già avvenuto, quando s’addensano nubi scure sui cieli della nostra Patria.