Economia, Confesercenti denuncia: consumi in Italia al palo

Si riduce la spesa media delle famiglie. Dalla relazione del Presidente Massimo Vivoli emerge un quadro negativo dell’economia italiana
Economia

Si sono aperti all’‘Hotel Posta dei Donini” di San Martino in Campo i lavori dell’annuale meeting di Confesercenti, che vede la presenza di personaggi del mondo politico e dell’economia. Nel suo intervento di apertura dei lavori, il Presidente della Confesercenti Massimo Vivoli.

Ha denunciato che “i consumi in Italia sono al palo e la spesa media delle famiglie si è ridotta di 160 euro mensili dal 2007 ad oggi”. Così ha detto il presidente della Confesercenti Massimo Vivoli, Vivoli ha ricordato anche gli “gli alti livelli di tassazione locale, in particolare la Tari”, ponendo l’attenzione al fatto che “dopo le liberalizzazioni che hanno fatto terra bruciata della vitalità  commerciale delle nostre città, la vita media delle imprese si è molto ridotta, e che nel commercio dopo 3 anni dalla nascita scompare il 40% circa di imprese”. “In una fase in cui le prospettive di crescita dell'economia sembrano essere nuovamente ridotte, va rafforzata la domanda interna, attraverso - aggiunge Vivoli - interventi diretti soprattutto alle fasce più deboli della popolazione, ma non solo. I consumi si rafforzano con una più rapida crescita del reddito, al lordo e al netto delle tasse, riducendo le aliquote IRPEF”.

Al meeting di San Martino in Campo è stato presentata una analisi Ref-Confesercenti secondo la quale un eventuale aumento delle aliquote Iva agevolate, se dovessero scattare le temute 'clausole di salvaguardia',"avrebbe un impatto di rilievo e non solo sui consumi".
Secondo l’analisi “la correzione dei conti pubblici è costata all'Italia, negli ultimi 10 anni, circa 130 miliardi di euro. E' questo il conto dell'austerity. Per Confesercenti, sommando i valori facciali di tutte le manovre economiche dal 2007 ad oggi. Tra riduzione delle spese e aumento delle entrate, si ottiene infatti una correzione di ben 130 miliardi di euro, di cui circa la metà provenienti dalle sole maggiori entrate. Nel periodo, solo tre manovre su dieci hanno avuto carattere espansivo, con un saldo tra entrate e spese pubbliche a favore di quest'ultime. Solo le manovre più recenti, a partire da quella del 2013 e in crescendo negli anni successivi, hanno segnato una inversione di tendenza. Eppure, nonostante i 130 miliardi di correzione, ''nel 2016 ci ritroviamo esattamente con lo stesso livello del deficit pubblico del 2008 e con un debito aumentato di oltre 30 punti di Pil''.