Sul monte Rushmore, 4 Presidenti USA ci hanno messo la faccia

Ogni anno, quelle teste gigantesche attirano la curiosità di milioni di turisti
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di AMAR - Nel 1959, il mago del brivido Alfred Hitchcock diresse il film “Intrigo internazionale”, protagonista quell’anima tormentata di Cary Grant (5 matrimoni) che all’anagrafe si chiamava nientemeno Archibald Alexander Leach. Sono proprio Cary Grant e la sua partner Eva Mary Saint a girare la famosa scena trilling sul monte Rushmore, quando i due si salvano per un pelo, aggrappati alle teste dei quattro Presidenti americani. E’ la megascultura esistente nel massiccio montuoso delle Black Hills, nello Stato Usa del South Dakota. Si tratta dei giganteschi “ritratti rocciosi” che mostrano i volti - li elenco in ordine di mandato - di George Washington (1789 - 1797), Thomas Jefferson (1801 - 1809), Abraham Lincoln (1861 - 1865), Theodore Roosevelt (1901 - 1909). Perché la loro scelta? E’ stato scritto, perché “incarnarono gli ideali dei primi due secoli della storia americana”.

E’ un complesso monumentale che deve parte del fascino alle sue dimensioni (20 metri di altezza), iniziato a costruire nel 1927, con l’impiego di 400 operai, non pochi “colpiti” da incidenti sul lavoro o morti per effetto della silicosi contratta scavando la roccia. Una impresa che, all’inizio, parve impossibile, tanto era ardua e spettacolare. Lo scultore si chiamava Gutzon Borglum, coadiuvato dal maestro scalpellino Luigi Del Bianco di origini italiane, ch’era nato su un transatlantico di emigranti da genitori friulani. L’obiettivo era “scolpire una montagna”, spostando una enorme quantità di materiale e dando al restante delle forme d’arte inconsueta.

George Washington guidò l’esercito delle Colonie del nord ribellatesi al Regno di Gran Bretagna, durante la guerra d’indipendenza (1775 - 1783). Vinsero le Colonie, affiancate dalla Francia, ponendo così le basi degli Stati Uniti d’America. E il generale Washington divenne il Primo Presidente. La sua biografia dice che, essendo quasi sdentato, aveva una ricca collezione di dentiere. Thomas Jefferson fu il terzo Presidente della giovane democrazia americana e restò in carica per due mandati. I suoi connazionali lo hanno considerato uno dei padri fondatori della nazione. Tra gli atti di governo più discussi, l’acquisto, dalla Francia, della Louisiana per l’ingente somma di quasi 23 milioni di dollari, che servì a Napoleone Bonaparte per finanziare le sue campagne di guerra.

Abraham Lincoln è famoso per aver guidato gli USA durante la sanguinosa guerra di secessione (1861 - 1865) che vide gli Stati del Nord contro quelli del Sud, gli oppositori della schiavitù contro gli schiavisti delle grandi piantagioni di cotone: l’esercito nordista del generale Ulysses Grant prevalse su quello del generale Robert Lee, ma il conflitto costò oltre 750.000 morti. Lincoln firmò il Proclama di emancipazione e successivamente il XIII Emendamento, due leggi che abolirono la schiavitù in tutto il territorio degli USA. La schiavitù , legalmente abolita non riuscì a cancellare le discriminazioni tra bianchi e neri; altrimenti Martin Luther King e il suo “I am a dream” non sarebbero esistiti. Un uomo del Sud uccise Lincolm il Venerdì Santo del 1865. Theodore Roosevelt successe ad un altro Presidente assassinato, William McKinley. Di lui un giornalista scrisse: E’ un orso che ruggisce come un leone; e un altro: E’ l’animale più singolare mai visto alla Casa Bianca. Però fu capace di avviare riforme economiche e civili che definirono l’identità dell’America moderna. Fece il mediatore nella guerra tra Giappone e Russia, guadagnandosi il Nobel per la Pace. Suo cugino di quinto grado, F. D. Roosevelt diventò Presidente USA al tempo del New Deal e della II guerra mondiale.

Come notazione storica, va ricordato che, non molto lontano dal Rushmore venne combattuta la storica battaglia di Little Big Horn, in Montana, con la vittoria degli indiani Sioux Lakota, Cheyenne, Arapaho di Cavallo Pazzo e Toro Seduto, sul 7° Reggimento cavalleria del colonnello Custer (1876), il più feroce scontro di tutte le “guerre indiane”. Custer, a causa di alcuni errori tattici dovuti al suo ardimento, si ritrovò circondato dai seguaci di Cavallo pazzo e morì da eroe sconfitto.

Che gli americani avessero usato la montagna sacra delle Blake Hills per immortalare i loro “faccioni presidenziali”, non fu cosa gradita ai nativi. Però, quando uno scultore sottopose al Capo “Orso in piedi” il progetto del Crazy Horse Memorial, ebbe l’approvazione. Sulla stessa montagna era prevista la costruzione di un altro gigantesco volto, quello di Cavallo pazzo. Un personaggio vissuto nella memoria dei suoi, tra storia e leggenda: gli attribuirono addirittura il potere d’essere invulnerabile alle pallottole.

L’immagine doveva essere di dimensioni colossali, 195 metri di lunghezza e 172 di altezza: impresa titanica, iniziata nel 1948 e non ancora ultimata. I dati di progetto evidenziano le enormi difficoltà di realizzazione: due anni ci sono voluti per scolpire soltanto le labbra di Crazy Horse Nel frattempo sono morti sia il progettista, sia la moglie che aveva proseguito i lavori; le cronache ci dicono che sette dei loro dieci figli continuano a lavorare nel cantiere. I nativi americani hanno fede nel compimento dell’opera e la considerano l’ottava meraviglia del mondo. Ed essa, così com’è continua ad attrarre folle di visitatori.