Coronavirus, l’annuncio di Conte: “Questa estate andremo al mare”

Il premier assicura che non sarà un'estate di quarantena, ma che si potrà andare in vacanza
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Le ultime notizie sul Coronavirus in Italia e le news di domenica 10 maggio sono incoraggianti. Superati i 100mila guariti in Italia, i contagi totali sono 218.268. Purtroppo il dato dei decessi è rilevante, siamo giunti a 30.985 morti.
A fronte di questo andazzo il premier assicura che questa estate andremo in vacanza. L'annuncio è arrivato direttamente da Giuseppe Conte: "Quest’estate non staremo al balcone e la bellezza dell’Italia non rimarrà in quarantena. Potremo andare al mare, in montagna, godere delle nostre città". E sarebbe bello che si trascorressero questi attimi di libertà in Italia, "anche se lo faremo in modo diverso, con regole e cautele". Al momento si resta comunque in attesa dell'evoluzione del quadro epidemiologico "per fornire indicazioni precise su date e programmazione".

Saranno fondamentali tutti gli strumenti innovativi del caso per evitare che si ritorni nuovamente alle condizioni della fase 1. Pertanto si sta continuando a lavorare da una parte per rafforzare le attività di monitoraggio, contact tracing e tele-assistenza, dall'altra per potenziare gli ospedali, le terapie intensive e la medicina del territorio. "Aspettiamo di vedere il funzionamento dell’app, ma invito a considerare che potremmo essere tra i primi al mondo ad avere sviluppato un sistema pubblico con tutte le garanzie", ha affermato il presidente del Consiglio.  


La ripartenza e le Regioni
Dal 18 maggio, e non più dall'1 giugno, riapriranno bar, ristoranti, parrucchieri?
Il premier ha fatto sapere che si stanno raccogliendo i dati dell'ultimo monitoraggio, avviando una nuova discussione con gli esperti per definire regole chiare sulla sicurezza per lavoratori e clienti: "Se sul piano epidemiologico la situazione rimarrà sotto controllo, potremo concordare con le Regioni alcune anticipazioni".
E ha sottolineato quanto sia importante procedere esclusivamente sulla base di monitoraggi puntuali, "perché per le imprudenze pagheremmo costi enormi". Proprio con le Regioni non sono mancati dissidi in questi giorni. La richiesta dei governatori del centrodestra, esplicitata mediante una , è chiara: avere maggiore autonomia decisionale nel corso della fase 2. "Con le linee guida che ci permetteranno un controllo della curva epidemiologica, potremo permetterci anche differenziazioni geografiche. Questo non significa procedere in ordine sparso e affidarci a iniziative avventate", ha annunciato il capo del governo giallorosso.

Conte infine, nell'intervista rilasciata al , ha parlato anche dei famosi Dpcm: molte forze politiche, tra cui anche Partito democratico e Italia Viva, hanno criticato questo metodo. Il presidente del Consiglio si è giustificato dicendo che nella fase 1 l'estrema urgenza di salvare le vite non ha permesso alcun passaggio preventivo dal Parlamento, ma prossimamente si cercherà di avere "maggiore agio di coinvolgere il Parlamento".


La prossima estate sarà italiana.
Già, perché, stando al Coronavirus, sarà quasi sicuramente impossibile recarsi all’estero per godere di una pausa straniera.
Secondo una rilevazione del tour operator , a seguito del tracollo del settore turistico italiano si registra già una forte crescita di domanda per la destinazione Italia proveniente proprio dal mercato interno. In parole povere: il turismo domestico potrebbe costituire una spinta decisiva per contrastare l’atteso calo di domanda a livello internazionale.

E allora, quest’estate restiamo in Italia, le vacanze facciamole nel nostro Paese. Così facendo aiuteremo a risollevare la nostra economia, aiuteremo gli albergatori, ristoratori, guide turistiche e tutto il comparto turistico a risollevarsi. Non avremo problemi ad effettuare prenotazioni e nessuno ci guarderà come untori.
Tutto sommato, un'occasione per riscoprire le bellezze italiane. 
 Risponde a questa necessità il lavoro in corso dei tecnici del Governo alle prese con il problema di dover incentivare la ripresa di una delle aree economiche in assoluto più tartassate dalla pandemia, il turismo, che si vorrebbe rilanciare con aiuti diretti per l’acquisto di pacchetti vacanza.
 Ma non è semplice farlo con buoni spesa automatici e immediati, scrive il Sole 24 Ore. C’è invece sul tavolo un meccanismo basato sulla detrazione fiscale, intervento che costerebbe allo Stato tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro.
   La bozza condivisa tra vari ministeri prevederebbe al momento una detrazione fiscale delle spese del 2020 per soggiorni di almeno tre notti presso strutture ricettive italiane.
Sarebbe davvero una boccata di aria fresca per le strutture alberghiere, le spiagge, i lavoratori stagionali e le agenzie di viaggio.
L’ipotesi sulla quale si sta lavorando è riservare il beneficio a lavoratori dipendenti e professionisti con un reddito complessivo compreso tra 7.500 e 26mila euro. Lo sgravio sarebbe rapportato al numero di componenti del nucleo familiare: massimo 100 euro con nessun componente a carico, 100 euro aggiuntivi per il primo componente, 75 euro per il secondo e 50 euro per il terzo. Arrivando dunque a un massimo di 325 euro.
Il lavoro dei tecnici del Governo si interrogano, in particolare, se sia utile lanciare un “bonus vacanza” già con il decreto di fine aprile, praticamente a lockdown ancora in corso.

Poi c’è la scienza che potrebbe bloccare tutto. Non è chiaro, infatti, se esistono le condizioni sanitarie per programmare un turismo su larga scala già quest’estate. Non è ancora certo se potremo o meno andare al mare, in montagna o in campagna. Stando a quello che spiegano i vari esperti, anche se non mancano le opinioni contrastanti, il caldo di questa primavera e soprattutto quello di quest’estate dovrebbe aiutarci a limitare e a sconfiggere - forse però non del tutto - la pandemia.
  Non si può nemmeno escludere che l’intervento in studio possa essere tenuto in standby ancora per qualche settimana ed essere rilanciato, se si deciderà di varare un ulteriore decreto legge per gli investimenti e il rilancio magari a maggio. Gli operatori turistici premono per segnali immediati.
   Confturismo-Confcommercio ha stimato, solo per il periodo marzo-maggio, un calo nelle strutture ricettive di oltre 31,5 milioni di presenze con una perdita di giro d’affari di poco inferiore a 7,5 miliardi. Un incubo per tutti quegli italiani che vivono di turismo. Uomini e donne che, nel Belpaese, non sono certo pochi.