Viadotto Puleto, chiesta un’altra perizia

Dovrà chiarire quale era la situazione della struttura al momento del sequestro.
Città di Castello

La E45 è un’arteria di collegamento indispensabile per l’Umbria e in particolare per l’Alta Umbria, per le imprese e per i cittadini. La chiusura del viadotto Puleto ha rappresentato una criticità enorme per tutto il territorio.
Ma la cosa inquietante è il fatto che nonostante il programma definito e dettagliato di lavori, è già passato un anno dalla chiusura del tratto che collega Toscana e Romagna e si preannunciano ulteriori ritardi.
E anche il fatto che lo scorso 30 ottobre l'Anas abbia riaperto a tutti i mezzi pesanti il viadotto “Puleto”, sulla strada statale 3bis “Tiberina” (E45) tra Valsavignone e Canili, in provincia di Arezzo, la situazione è ancora lungi dall'essere risolta. Per esigenze di cantiere, al fine di consentire l’esecuzione dei lavori di manutenzione programmata, è restato provvisoriamente attivo il restringimento di carreggiata con limite di velocità a 40 km/h in corrispondenza del viadotto. I lavori - programmati e appaltati da Anas nell’ambito del piano di riqualificazione della E45 - riguardano in particolare il risanamento del calcestruzzo, il miglioramento sismico dell’opera, il rifacimento delle solette e l’ammodernamento delle barriere laterali di sicurezza, per un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro. L’intervento era stato appaltato da Anas nel 2018 e consegnato all’impresa esecutrice nel mese di dicembre. 
In più adesso viene fuori che serve anche un supplemento di perizia, quello che è stato affidato dal Gip Piergiorgio Ponticelli nell’udienza dell'altra mattina. Incarico al professor Vincenzo Laudazi, un’autorità nel settore come lo era già il collega Claudio Modena: ordinario di scienza delle costruzioni all’università di Pisa e all’Accademia Navale di Livorno.
Avrà tempo fino al 6 aprile per consegnare la sua relazione, che andrà a integrare quella già agli atti di Modena.