Coronavirus, Anna Ascani: «I miei 31 giorni da sola contro il virus: ho avuto paura»

La viceministra dell’Istruzione (guarita) torna al ministero: «Mio fratello, un angelo: mi ha portato spesa e Playstation».
Città di Castello

L'umbra Anna Ascani, di Città di Castello, dal 13 settembre 2019 viceministro dell'istruzione nel Governo Conte, racconta la sua odissea col Coronavirus. 
"È stata una battaglia durissima, 31 giorni". Così, il viceministro racconta la sua la sua lotta contro il Covid-19, da cui ora è guarita. Il tampone adesso finalmente è risultato negativo e presto tornerà al Ministero.
Anna Ascani si è accorta di essere stata contagiata un mese fa: "Stavo male da due giorni - racconta al  - e il 14 marzo il tampone ha confermato il contagio. All'inizio avevo solo un po' di febbre, che poi è salita fino a 39 e non andava giù. Poi sono arrivati dolori alle ossa e alla schiena. Sentivo in particolare la pressione sul petto".  "Ho avuto paura - racconta Anna Ascani - specie la notte, quando senti ancora di più il peso dell'isolamento. Dormivo con il saturimetro al dito: era la mia coperta di Linus, che mi dava sicurezza sul livello di ossigeno nel sangue". La paura più grande era quella finire in ospedale: "Era il mio terrore, perché soffro di asma fin da bambina".
   Il ministro racconta di aver trascorso la quarantena, vissuta da sola a casa, leggendo libri, guardando la televisione e giocando "a Fifa, il calcio: ho vinto la Champions con l'Inter". "Ho letto la trilogia di Robert Harris su Cicerone- ha detto- era tanto che volevo farlo. Però leggere non è stato facile: serve concentrazione e questo virus ti spossa". A prendersi cura di lei "a distanza" c'era il fratello: "Il suo affetto è impagabile. Mi ha portato anche la Playstation. E lasciava la spesa fuori. Poi cucinavo io".
Nel corso della sua lotta contro il coronavirus, Anna Ascani, ha ricevuto "una valanga di affetto", da molti colleghi, anche dell'opposizione: "È stato fondamentale, perché il brutto di questo virus è che bisogna combatterlo da soli", commenta. E infatti, la cosa che più è mancata al ministro è stato "il contatto umano. Appena sentivo un rumore correvo allo spioncino per vedere se c'era qualcuno. Ma questa sensazione la stanno provando tanti italiani".