Il Rosso Plastica di Burri venduto per 2,3 milioni di euro

L'opera è stata battuta all'ultima asta di Sotheby's che si è svolta a Londra giovedì scorso
Città di Castello

Oltre due milioni di euro per lo splendido Rosso Plastica del 1963 firmato Alberto Burri.
L'opera, di piccole dimensioni, 59 x 52 centimetri, è stata battuta all'ultima asta di Sotheby's che si è svolta a Londra giovedì scorso, per 2.315.000 euro. Rosso Plastica, proveniente dalla collezione romana di Vittorio Rubio, partiva da una base d'asta di poco più di un milione e mezzo di euro.
L’autore Alberto Burri (Città di Castello 1915-Nizza 1995) è stato un pittore e scultore informale.
Dopo la laurea in medicina ha partecipato alla Seconda guerra mondiale come ufficiale medico e nel 1944 è stato deportato come prigioniero in un campo di concentramento nel Texas.
Quando torna in Italia abbandona la professione per dedicarsi all’arte, nel 1946 è a Roma, dove entra in contatto con gli artisti che aderivano all’avanguardia informale, divenendone presto uno dei principali esponenti.
L’opera di Burri appartiene all’Informale materico, quel filone dell’Informale che, al posto dei mezzi tradizionali dell’espressione artistica, impiega materiali eterogenei come sacchi, plastica, legno, ferro, catrame.
Questi materiali poveri, talora vecchi e logori, sono elevati da Burri a livello d’arte. Rosso plastica fa parte della serie delle Combustioni: più fogli di plastica vengono applicati su una tela e su di essi l’artista interviene con il fuoco, provocando pieghe, lacerazioni e grinze. La reazione della plastica al fuoco e la scelta del colore rosso danno all’opera un forte carattere di drammaticità. La combustione non è mai casuale ed il controllo sulla forma da parte dell’artista è assoluto. Il grande cratere nella parte inferiore del quadro rivela la tela scura sottostante: come nelle tele lacerate di Fontana, questo rimanda a percezioni spaziali oltre la superficie dell’opera. Nel 1973 Burri inaugurò la serie dei Cretti, opere dalla realizzazione piuttosto complessa a base di vinavil. L’artista crea sulla superficie di colore uniforme, solitamente bianco o nero, delle crettature, che ricordano quelle della terra arsa dal sole. Come nelle Combustioni, i materiali sono i protagonisti assoluti: non simboleggiano nulla, ma suggeriscono stati d’animo, sofferenze e tormenti profondi, radicati nella natura stessa dell’uomo.