Sanità pubblica, cittadini costretti a curarsi altrove

Il Comitato per il diritto alla salute scrive al sindaco e ai consiglieri regionali
Città della Pieve

Mancano gli specialisti e sempre più spesso da Città della Pieve per curarsi bisogna percorrere tanti troppi chilometri. Che fine ha fatto il «Presidio di area disagiata?».

Il Comitato per il Diritto alla Saluta Art.32, nato dopo la chiusura dell'ospedale di Città della Pieve per reclamare le urgenze sanitarie del territorio tra la terra del Perugino e l'alto orvietano, chiede come mai nei progetti del Recovery Plan della Regione (Pnrr) che riguardano le strutture sanitarie non sia stata inserita anche la realizzazione di questa struttura che era invece presente in una recente mozione approvata in consiglio regionale da tutte le forze politiche.
La notizia riportata su La Nazione di oggi, riferisce inoltre di come il Comitato espone il fatto in una lettera inviata al sindaco di Città della Pieve, Fausto Risini e inoltrata anche ai consiglieri regionali sostenitori della mozione e cioè: Eugenio Rondini (Lega), Marco Squarta (Fdi), Simona Meloni (Pd), Andrea Fora (Civici), Eleonora Pace (Fdi), Francesca Peppucci (Lega). Nel Pnrr scrive il Comitato si parla «dell'ospedale di NarniAmelia, il nuovo di Terni, dove si vuole realizzare la Casa della salute. Nuovo centro salute a Castiglione del Lago e realizzazione del Polo unico del Trasimeno».
«Nel rallegrarci per l'intenzione di realizzare il Polo Unico del Trasimeno, ci chiediamo come mai non si faccia menzione del Presidio di Area Disagiata di Città della Pieve, struttura che, unitamente al Polo Unico, compare nella mozione presentata dai Sindaci del Trasimeno, approvata all'unanimità dal Consiglio Regionale il 18 febbraio scorso».

Nel motivare la sua istanza il Comitato parla di un netto «peggioramento dei servizi sanitari», in seguito al quale «molti cittadini hanno manifestato perplessità e timore circa la funzione che andrà a svolgere la struttura di Città della Pieve, in ristrutturazione dai 2017. Ci è stato chiesto scrivono come mai si stia procedendo allo smantellamento delle sale operatorie dell'ex ospedale di Città della Pieve. Perchè proprio in questo momento in cui il Covid ha preso il sopravvento su qualunque altra procedura sanitaria; se questo smantellamento interferisce con la realizzazione del Presidio di Area Disagiata. Ci risulta, per esperienza diretta e indiretta: che i medici specialisti dell'area del Trasimeno, che esercitano anche a Città della Pieve, non sono stati sostituiti come oculista (in procinto di pensione); f isiatra (trasferito in strutture Covid), pneumologo (in pensione), ortopedico (in pensione), nutrizionista (non opera più a Città della Pieve), senologo (attualmente solo uno per tutto il distretto), radiologi (4 in tutto il distretto)». E le carenze di medici hanno ripercussioni sui servizi, creando «un'enorme difficoltà nel fare esami diagnostici di normale amministrazione o visite specialistiche in tempi accettabili e con percorrenze ragionevoli. La maggior parte delle problematiche mediche trova risposta al di fuori del distretto».