Bimbo ucciso a Città della Pieve, incarcerata la madre

La 44enne ungherese, mamma del piccolo Alex è accusata di omicidio volontario
Città della Pieve

Nella notte, il PM di turno, titolare delle indagini aveva emesso un decreto di fermo con l’imputazione di omicidio volontario aggravato relativamente alla morte del piccolo di due anni avvenuta, ieri nel primo pomeriggio a Po’ Bandino, frazione del Comune di Città della Pieve.
La detenzione è stata ora convalidato dal gip di Perugia per omicidio volontario aggravato della madre del bambino di due anni morto a Città della Pieve.
Il giudice ha disposto per la donna la custodia cautelare in carcere.
La donna, ungherese di 44 anni, nel corso dell’udienza, si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Con il suo legale, l’avvocato Enrico Renzoni, ha comunque ribadito non essere responsabile della morte del figlio che aveva intenzione di riportare al padre – secondo la sua versione – una volta tornata in Ungheria. L’avvocato Renzoni ha detto di avere trovato la sua assistita ancora “molto confusa e sotto choc” anche se ha “ribadito di non essere l’autrice dell’omicidio”.
La donna è ora rinchiusa in una cella del carcere di Capanne.
Difesa dall’avvocato Enrico Renzoni, la 44enne ungherese, è’ accusata di aver ucciso il figlioletto di due anni. «E’ sotto choc, non ricorda nulla di quelle ore. Non è stata neanche in grado di fornirmi i numeri di telefono dei suoi parenti in Ungheria, per avvisarli. Mi ha detto di non essere stata lei. Di essersi allontanata un momento dal passeggino dove si trovava il bambino, per recuperare un giocattolo. Quando è tornata lo ha trovato ferito». E’ quanto ha detto l’avvocato Renzoni che annuncia anche la volontà di far sottoporre la propria assistita a perizia psichiatrica. Lo conferma la Nazione Umbria in un articolo.

Numerosi e significativi gli elementi emersi nelle immediate investigazioni avviate a seguito dei fatti. La mole degli indizi raccolti propende, infatti, per una presunta responsabilità della madre, una 44enne di nazionalità ungherese, la quale sarebbe l’unica ad aver trascorso le ore antecedenti all’evento delittuoso con il piccolo. Il dato emerge sia dai filmati estrapolati dalle telecamere della zona, sia da altri elementi raccolti anche di natura dichiarativa raccolti. Fra l’altro, durante le ricerche, avviate in maniera certosina dai Carabinieri coordinati dal Magistrato di turno, e nello specifico concentrate nell’area antistante il supermercato dove è stato portato il bambino, sono state rinvenuti numerosi oggetti appartenuti ad entrambi; in primo luogo, il passeggino, tra l’altro sporco di macchie al momento non meglio identificate che potrebbero essere di sangue, alcuni giocattoli, tra cui un peluche, un pannolino usato, e tracce di alimenti. Molto significativi sono pure altri oggetti rinvenuti nelle pertinenze di un casolare abbandonato nelle vicinanze; lì sono stati raccolti altri giocattoli, sempre di probabile appartenenza del piccolo, oltre ad una maglietta sporca di sangue con dei tagli sulla parte anteriore ed una felpa della madre. Un ulteriore, importante elemento emerso è stato l’invio di una foto ritraente il bambino insanguinato trasmessa molto presumibilmente dalla donna al padre del piccolo in Ungheria, tramite una piattaforma social che, alla vista della tragica immagina ha allertato tutte le Autorità competenti. Tutti gli elementi indiziari sono stati contestati alla donna con un interrogatorio della donna, in presenza del difensore, svoltosi presso il Comando Compagnia Carabinieri di Città della Pieve, il Pubblico Ministero, nel corso del quale l’indagata ha fornito versioni confuse e contraddittorie che hanno corroborato il quadro indiziario e hanno ulteriormente fatto propendere per l’emissione del decreto di fermo.