Bimbo ucciso, l’ultimo appello della madre all'ex

Katalina Bradacs gli chiede il permesso di poter vedere il figlio più spesso rispetto alle due volte stabilite dal tribunale di Budapest
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Città della Pieve

Nell’ultima telefonata fatta al padre del piccolo Alex, Katalina Bradacs chiedeva un permesso per poter vedere il figlio più spesso rispetto alle due volte stabilite dal tribunale di Budapest nella sentenza con cui aveva affidato il piccolo al padre. In due minuti e 40 secondi di parlato - che il ha ricevuto da amici della donna residenti in Ungheria - Katalina, in carcere a Capanne con l’accusa di aver accoltellato a morte il figlio di appena 2 anni, gli chiede: “Ciao, sono Kati. Volevo chiederti se, caso mai, mi appello contro la sentenza, può darsi che ci sarà un cambiamento, che posso vedere Alex più spesso?”, ma lui risponde: “Non lo so, secondo me ora lo puoi vedere solo con i servizi sociali”.

La donna insiste “Ma se tu me lo permetti, allora lo potrei vedere di più”. Norbert Juhasz le sbarra la strada: “Per ora, dovresti guarire prima. Va bene? Mettiti in ordine e poi ne parliamo”. Katalina allora chiede cosa dovrebbe mettere in ordine, “lo sto crescendo bene” afferma. E poi, dopo le urla del piccolo per cui il padre chiede cosa stesse accadendo, lei dice che era iperattivo e che il bimbo aveva “problemi di comportamento”. Dopo un altro scambio di battute, Katalina torna a insistere su cosa la aspetterà se e quando, dovesse riportare il bimbo in Ungheria. , per 2-3 anni non lo vedrò. Così, quando avrà 5 anni, non riconoscerà la sua mamma. Vero? Chi sarà la sua mamma? Chi chiamerà mamma?”. 
Se queste ultime parole scambiate con il padre del piccolo Alex possano essere state il movente per l’omicidio nessuno può saperlo. Di certo, da questa chiamata, alle 12.47 del primo ottobre, al momento in cui Katalina è entrata al Lidl sono passate due ore. E prima di andare a fingere di chiedere aiuto per il figlio già morto, la donna ha inviato una serie impressionante di messaggi. La foto del bambino insanguinato è arrivata in diversi telefoni di suoi conoscenti, al figlio maggiore - sentito dalla polizia ungherese - avrebbe confessato il delitto, mentre a un altro conoscente ungherese avrebbe scritto “adesso non lo avrà più nessuno” facendo evidente riferimento alla sentenza del tribunale che le toglieva il bambino. Secondo Katalina erano state raccolte prove false su di lei.

Anche questo lo ha detto in diversi messaggi audio inviati ai conoscenti nelle settimane precedenti alla fuga e all’omicidio. Messaggi che gli stessi stanno facendo circolare tra i media italiani e ungheresi. “Ho chiesto aiuto vanamente - dice Bradacs nella registrazione -. Tutti sono contro di me, mentre io non ho fatto nulla. Il 30 agosto è venuta la polizia perché qualcuno aveva segnalato che io avevo versato benzina su mio figlio, e che gli volevo dare fuoco. Neanche questo era vero. Da due anni che mi stanno addosso, più la gravidanza. Non avevo forza neanche per la gravidanza per lui. Io non ho mollato mai. Ma una volta tutto finirà”. Quali fossero i rapporti e lo stato delle cose lo potrà spiegare anche il padre della piccola vittima. Norbert Juhasz infatti verrà sentito in Procura a Perugia martedì. Il pm titolare dell’inchiesta, Manuela Comodi, vuole infatti sentirlo per avere un quadro della situazione. In questa settimana dovrebbero anche prendere il via gli accertamenti tecnici e scientifici. Tutto quel che serve per ricostruire un puzzle di cui purtroppo, gli agghiaccianti contorni, sembrano essere più che definiti.