Parla il padre del piccolo Alex: "Me l'ha rapito e ammazzato"

Sul Corriere dell'Umbria l'intervista al genitore del bambino ucciso
Città della Pieve

“Ha rapito il mio Alex il giorno in cui avrebbe dovuto consegnarmelo perché il tribunale lo aveva affidato a me, è scappata in Italia e lo ha ucciso e poi ha confessato di averlo ammazzato in un messaggio a un amico. Lui mi ha chiamato ed è andato subito alla polizia ungherese, ma era già troppo tardi. Katalin gli ha anche mandato una foto del bimbo pieno di sangue e ha scritto adesso non sarà più di nessuno”.
Parla Norbert Juhasz il padre del piccolo Alex, ammazzato venerdì a Po’ Bandino (Città della Pieve), intervistato da Francesca Marruco per .
Per la Procura di Perugia l’ha ucciso la mamma, Katalin Erzsebet Bradacs, e proprio il padre conferma la terribile ipotesi. “Lo ha detto lei stessa a questo amico che mi ha aiutato con la causa per l’affidamento”. 
Quando avrebbe dovuto prendere Alex dalla mamma? 
Il 22 settembre io sono andato a casa ma lei non c’era più, ho pensato che poteva essere venuta in Italia perché aveva vissuto lì e aveva avuto un primo figlio lì, che però vive in Ungheria. 

Cosa ha fatto quando non l’ha trovata a casa?
Sono subito andato alla polizia perché mi doveva consegnare Alex e non c’era. Ma la polizia mi ha detto che non era crimine, e che avrei potuto fare ricorso. Siamo in Ungheria e la polizia ungherese non ha fatto partire l’inchiesta internazionale. Si sono attivati solo dopo l’omicidio di mio figlio, quando sia il mio amico dell’associazione padri che l’altro conoscente sono andati a chiedere aiuto dopo i messaggi che lei aveva mandato dall’Italia, però prima non hanno fatto nulla. Perché se avessero fatto un mandato europeo in Italia poteva essere fermata. Invece è stato orribile e alla fine lei ha giustiziato Alex. Quando ho visto quella fotografia non ci potevo credere, pensavo fosse finta, invece purtroppo non era così, era il mio Alex già morto.
Lei ha provato a chiamarla dopo il 22 settembre? 
Si, all’inizio mi ha risposto e ho capito che era a Roma, ha anche chiesto dei soldi in anticipo ma io non glieli ho mandati, l’ultima volta che l’ho sentita era il primo ottobre alle 12.46, potevo ancora sentire la voce di Alex, le ho chiesto di riportare a casa il bambino ma lei voleva solo soldi e mi ha detto che non avrei visto il bambino per molto tempo.
Come ha conosciuto Katalin?
Ci siamo conosciuti alla scuola serale nel 2019, e poco dopo mi ha detto che era incinta, anche se all’inizio della relazione mi diceva che lei non avrebbe più potuto avere figli.
E’ per questo che ha voluto fare il test del Dna? 
Si anche per questo, ma anche perché lei era una attrice di film porno e io non ero sicuro di essere il padre biologico. 
Katalin era contenta come lei di questo bambino?
No, durante la gravidanza si dava le botte alla pancia e qualche volta non sentiva più il bambino. Poi assumeva dei farmaci steroidei. E dopo che Alex è nato, alla visita con l’assistenza dell’infanzia, all’infermiera aveva detto che dovevano occuparsi di questo caso altrimenti lo avrebbe fatto lei.

Quindi dopo la nascita cosa è successo?
Dopo poco tempo lei se n’è andata con il bambino, tante volte è andata via e non voleva più che io lo vedessi, lo potevo fare solo pochissime volte. Era andata a vivere da sua madre. Ma non me lo lasciava vedere e così volevo riprendermelo. E poi ero preoccupato per lui. 
Perché lo era?
Perché vivevano in condizioni precarie, senza riscaldamento.
Katalin poi è stata una madre attenta?
No, le avevano tolto anche il figlio più grande, che adesso è maggiorenne e vive in Ungheria. L’ufficio tutela per i minori era intervenuto e lo aveva affidato alla nonna. Sfortunatamente non sapevo molto del suo passato. 
Pensa di venire in Italia adesso, dopo quello che è successo?
No, voglio solo che Alex torni a casa. Ma non riesco ancora a capire che il mio tesoro non c’è più.