Il Manifesto di Assisi e la voglia di salvare il mondo

Giuseppe Conte: "Qui si tutela l'ambiente da molto prima"
Assisi

Il premier Giuseppe Conte è intervenuto a margine della presentazione del ‘Manifesto di Assisi’ contro la crisi climatica. Il documento, illustrato al Sacro convento dei francescani, ha raccolto 2000 adesioni  tra rappresentanti di istituzioni e del mondo economico, politico, religioso e della cultura.

Nel suo intervento Conte ha detto che “siamo qui ad Assisi per condividere, nel segno di Francesco, un obiettivo fondamentale, il cui perseguimento riteniamo tutti ormai non più differibile: tornare a prenderci cura di quella che papa Francesco, nell’enciclica Laudato sì, definisce ‘la nostra casa comune’, il Pianeta. Prenderci cura del pianeta non è prendersi cura di altro da sé, ma di noi stessi. Oggi che stiamo maturando una più diffusa consapevolezza ci rendiamo conto che prenderci cura del pianeta è il presupposto di uno sviluppo sostenibile”.

La svolta green può portare grande sviluppo al Paese. “Il sistema dell’Italia ‘verde’ manifesta un enorme potenziale di crescita, anche in termini di nuovi lavori e occupazione. È compito del governo - assicura Conte - realizzare un ambiente quanto più possibile favorevole alla sua crescita. All’interno della legge di bilancio per il 2020 abbiamo introdotto misure importanti che vanno in questa direzione, nonostante un quadro di finanza pubblica estremamente complesso”. Dati alla mano, “sono oltre 432 mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi che hanno investito in prodotti e tecnologie ‘verdi’ negli ultimi 5 anni”, ha detto Conte sottolineando che “i dati di Fondazione Symbola e Unioncamere ci dicono che il 51% di chi ha investito in sostenibilità ha registrato un aumento delle proprie esportazioni nel 2018 e il 79% di queste imprese ha generato innovazioni tecnologiche. Non è un caso - spiega ancora Conte - che in Italia il numero dei green jobs, i posti di lavoro legati alla sostenibilità ambientale, abbia superato i 3 milioni complessivi nel 2018, attestandosi al 13,4% dei lavori complessivi”.

Il premier ha affrontato anche il tema delle tensioni commerciali che attraversano il mondo. “Gli squilibri della globalizzazione hanno alimentato il terreno fertile di cui si nutrono oggi le tendenze neo-protezionistiche, le quali rischiano di procurare all’economia mondiale un nuovo arresto, che potrebbe rivelarsi esiziale, dopo la lunga crisi economica e finanziaria - la più lunga dal secondo dopoguerra - esplosa nel 2008 e di cui ancora patiamo gli effetti”. 

Nella città di San Francesco anche il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli: “A Davos molti stanno ragionando su quando sarà la prossima crisi e su come la affronteremo. Sappiamo che non potremo usare gli stessi strumenti usati per quella del 2008. In questo momento viene chiesto a tutti di inventare una strada e dobbiamo essere grati alla riflessione di papa Francesco. Quale strada se non rimettere al centro della nostra riflessione il pianeta e la persona? Credo che queste siano indicazioni giuste”, ha affermato. E ancora: “La nostra chiave di lettura della contemporaneità come istituzioni europee è stata molto chiara fare leva sulla lotta ai cambiamenti climatici per sviluppare un nuovo modello di sviluppo. Il progresso ecologico e sociale devono andare di pari passo”. Il questo senso, ha ricordato il “New green deal, che non è una scatola vuota, ma 50 provvedimenti legislativi nei prossimi due anni che andranno a impattare concretamente sulla vita dei cittadini europei”.

Uno dei promotori del manifesto, Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, ha affermato all’Ansa: “Chi non capisce che sviluppo economico e salvaguardia del pianeta sono conciliabili è destinato a perdere. Anche la grande finanza ha compreso che si deve muovere in questa direzione”. L’Italia, ha continuato, ”è messa meglio di altri Paesi perché i suoi cromosomi la collocano nella giusta direzione soprattutto quando incrocia innovazione, qualità e bellezza, quando tiene insieme le comunità e i territori non ce n’è per nessuno”.

“Quello di Assisi - hanno detto ancora lo stesso Realacci e padre Enzo Fortunato - è un appuntamento a misura d’uomo. Il Manifesto è una nuova alleanza che tesse una rete tra economia, cultura e ricerca con il contributo delle migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, religiose e culturali del Paese. Affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società ‘abitabile’, green e per questo più capaci di futuro”, hanno concluso Realacci e padre Fortunato.

Nel Salone papale del Sacro convento, coordinati dalle giornaliste Maria Latella e Giuseppina Paterniti, si sono incontrati per la prima volta i firmatari: il presidente di Symbola, Ermete Realacci; il custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, il direttore della rivista San Francesco, padre Enzo Fortunato; il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini; il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia; l’Amministratore Delegato di Enel, Francesco Starace e l’Amministratore Delegato di Novamont, Catia Bastioli.

Il vertice degli industriali ha parlato del Manifesto e di Assisi come di un documento e di un luogo grazie ai quali “si va oltre”, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenuto alla presentazione del documento. Sottolineando che c’è bisogno di un “coraggio delle scelte” che richiama quindi “la necessità di una visione, per prendere consapevolezza di ciò che siamo, eliminando divari tra territori, persone e imprese”.

Sul modo di fare impresa è intervenuto anche padre Enzo Fortunato: “Volete essere grandi imprenditori? Lo siete quando il vostro sguardo si poggia sull’altro e non è uno sguardo che giudica ma che valorizza. Assisi e noi oggi - ha aggiunto - siamo una risposta per come si può combattere la crisi climatica. Quando l’Italia fa l’Italia è più bella e quando abbiamo un approccio francescano, che è inclusivo, siamo più bravi”. 

“Vincolare gli investimenti di Industria 4.0 a chi fa innovazione green e definire nuovi percorsi formativi professionali insediando un tavolo al Ministero del Lavoro”. La proposta è delle Acli ed è stata lanciata oggi dal Presidente dell’Associazione, Roberto Rossini, presso il Sacro Convento di Assisi dove è stato presentato il Manifesto per un’economia a misura d’uomo, promosso da Symbola e dal Custode del Sacro Convento. “L’Italia è uno dei paesi con realtà imprenditoriali già da tempo attive nella sostenibilità. Un impegno a lungo termine che apre nuovi scenari anche in termini occupazionali. La Green Economy potrebbe essere, quindi, un fattore di competitività anche per il nostro Paese e uno spazio di inserimento professionale per i giovani”.

“L’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale - ha concluso il Presidente delle Acli - sono tra le competenze più richieste dalle imprese, subito dopo le cosiddette soft skills. Indicazioni da prendere in considerazione per tutti i giovani, sia per quelli che vogliono orientarsi verso il mondo green sia per coloro che vogliono costruire percorsi formativi e professionali coerenti con i fabbisogni espressi dalle imprese. Qualunque età dello sviluppo è caratterizzata da un grande investimento in formazione e creazione di competenze”.