
Il consigliere regionale interviene sul futuro dell’ospedale: “No al declassamento, Foligno e Spoleto non possono essere posti in alternativa”
Il futuro dell’ospedale San Matteo degli Infermi di Spoleto torna al centro del confronto politico sul nuovo Piano sanitario regionale. A intervenire è il consigliere regionale Nilo Arcudi (TP-Uc), che chiede alla Regione di confermare il ruolo del presidio spoletino nella futura organizzazione della rete ospedaliera umbra.
Arcudi parte dalle ipotesi riportate dalla stampa secondo le quali la presidente Stefania Proietti starebbe valutando studi tecnici che potrebbero modificare il ruolo del San Matteo come ospedale DEA e Punto Materno-Infantile. Uno scenario sul quale il consigliere esprime forte contrarietà, paventando per Spoleto e la Valnerina il rischio di un ridimensionamento dei servizi.
Secondo Arcudi, una scelta di questo tipo penalizzerebbe il territorio e indebolirebbe la rete ospedaliera regionale. Il consigliere richiama inoltre gli impegni assunti durante la campagna elettorale e sostiene la necessità di mantenere a Spoleto il Punto Nascita e la Pediatria.
La proposta avanzata è quella di costruire una rete integrata tra gli ospedali di Foligno e Spoleto, senza mettere i due presidi in competizione. Per Arcudi, entrambi dovrebbero poter contare su reparti e servizi complementari e su équipe specialistiche capaci di operare nei due ospedali.
Per il San Matteo, in particolare, il consigliere indica come necessaria una solida struttura di emergenza-urgenza affiancata da chirurgia, medicina, traumatologia e cardiologia, con anestesia-rianimazione e un Pronto Soccorso adeguato.
Arcudi ricorda inoltre la mobilitazione del territorio a sostegno dell’ospedale. La questione del mantenimento del DEA di I livello era già arrivata in Terza Commissione dell’Assemblea legislativa, dove a luglio era stata registrata una convergenza tra esponenti di maggioranza e opposizione sulla richiesta di una deroga per il San Matteo e sul ripristino dei servizi presenti prima della pandemia.
Il consigliere boccia invece un modello che preveda la concentrazione dell’urgenza in un presidio e delle attività riabilitative nell’altro. L’obiettivo, sostiene, dovrebbe essere quello di arrivare a due strutture dotate di reparti e servizi complementari di livello DEA di I, valorizzando le rispettive specializzazioni.
“Foligno e Spoleto non possono essere poste in alternativa”, è la posizione di Arcudi, secondo il quale il consolidamento di entrambi gli ospedali rappresenterebbe la strada per costruire un polo ospedaliero integrato a servizio dell’Umbria centrale.















