I gruppi di governo respingono le accuse e parlano di numeri strumentali: “I costi attuali derivano dalle scelte della precedente gestione, no a soluzioni superate come il termovalorizzatore”
La maggioranza regionale risponde punto su punto alle critiche della Lega sulla Tari e sulla gestione dei rifiuti, respingendo l’accusa di responsabilità sugli aumenti delle tariffe e ribaltando il quadro politico. Secondo i gruppi di governo, i rincari che oggi gravano su famiglie e imprese umbre non sono il frutto delle scelte attuali, ma l’effetto diretto delle decisioni assunte durante la precedente stagione di governo del centrodestra.
Al centro della replica c’è il funzionamento stesso della Tari. I consiglieri di maggioranza ricordano come le tariffe siano determinate sulla base dei Piani economico-finanziari predisposti dai gestori, costruiti su costi reali e certificati, sottoposti alla validazione dell’Autorità nazionale di regolazione. In questo contesto, gli aumenti applicati oggi deriverebbero da costi maturati negli anni precedenti, che continuano a produrre effetti sui bilanci dei cittadini.
La maggioranza richiama inoltre le scelte compiute sul fronte delle discariche, accusando il centrodestra di aver autorizzato l’ingresso in Umbria di circa 50 mila tonnellate di rifiuti provenienti da fuori regione. Una decisione che, viene sottolineato, avrebbe inciso pesantemente sui costi del sistema e compromesso le riserve strategiche del territorio, andando anche in contrasto con lo stesso Piano regionale dei rifiuti approvato dall’Assemblea legislativa.
Netta anche la posizione sul tema del termovalorizzatore, indicato dalla Lega come possibile risposta strutturale agli aumenti della Tari. Per la maggioranza si tratta di una soluzione tecnologicamente superata e incompatibile con i modelli di economia circolare indicati dall’Unione europea. Un impianto di questo tipo, dal costo stimato di oltre duecento milioni di euro e con tempi di realizzazione molto lunghi, finirebbe – secondo i gruppi di governo – per gravare ulteriormente sulle tariffe, anziché ridurle.
Viene inoltre evidenziato come la sostenibilità economica di un termovalorizzatore richiederebbe flussi costanti e ingenti di rifiuti per molti anni, scoraggiando politiche di riduzione e riciclo e aprendo la strada a un aumento dell’importazione di rifiuti da fuori regione. A questo scenario si aggiungerebbero i possibili costi legati alle emissioni di CO₂, destinati a riflettersi direttamente sulla Tari.
Per la maggioranza regionale, il nodo centrale della questione non è dunque l’assenza di un inceneritore, ma il ritardo accumulato in passato nello sviluppo degli impianti di riciclo, nel trattamento dell’organico e nell’introduzione della tariffazione puntuale, strumenti ritenuti fondamentali per costruire un sistema moderno ed efficiente.
Da qui la chiusura politica: continuare a proporre il termovalorizzatore come soluzione unica viene definito un esercizio di propaganda che rischia di produrre nuovi costi per i cittadini. L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è quello di portare l’Umbria verso un modello europeo di gestione dei rifiuti, fondato su innovazione, sostenibilità e riduzione strutturale delle tariffe nel medio-lungo periodo.





