“Non è analisi scientifica ma propaganda”: il segretario regionale respinge le ricostruzioni sul voto e rilancia sul ruolo degli astenuti
Dall’analisi accademica al confronto politico diretto. Sul referendum sulla giustizia in Umbria si accende lo scontro dopo la pubblicazione dello studio sui flussi elettorali, con la dura replica del segretario regionale della Lega, Riccardo Augusto Marchetti, che contesta nel merito e nel metodo le conclusioni dei ricercatori.
“Altro che analisi scientifica, è propaganda per dividere il centrodestra”, attacca Marchetti, mettendo in discussione la validità delle stime elaborate. Secondo il segretario leghista, infatti, lo studio si baserebbe su dati aggregati e non su comportamenti reali degli elettori, rendendo impossibile stabilire con certezza chi abbia votato cosa. “Nessuno ha chiesto agli elettori della Lega come hanno votato – sottolinea – e nessuno può sapere chi si è astenuto o chi ha cambiato scelta”.
Nel mirino finisce anche il presupposto scientifico dell’analisi. Marchetti richiama il limite dell’inferenza ecologica, sostenendo che dai dati complessivi non si possano ricostruire in modo certo i comportamenti individuali: “Non è una prova, è un’ipotesi. Trasformarla in una sentenza contro la Lega è scorretto sul piano scientifico”.
La critica si estende poi alla lettura politica dei risultati. Per il segretario regionale, attribuire l’esito del referendum agli elettori di un singolo partito sarebbe una forzatura, soprattutto alla luce della partecipazione. “Al voto è tornata una quota molto ampia di cittadini che alle europee si erano astenuti – evidenzia –. Questo significa che il corpo elettorale è cambiato in modo significativo e rende arbitrario qualsiasi tentativo di attribuzione diretta”.
Non manca l’affondo politico sugli autori dello studio, con un riferimento al passato istituzionale di uno di loro: “Legittimo, ma allora si abbia l’onestà di dire che non siamo davanti a un arbitro imparziale”. Da qui l’accusa più netta: quella che l’analisi rappresenti “un tentativo di mettere zizzania nel centrodestra”.
A sostegno della propria posizione, Marchetti richiama anche il quadro nazionale del referendum: “Il ‘sì’ ha vinto soltanto in tre regioni, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, tutte guidate dalla Lega. Questo è un fatto, non una stima”.
Infine, la difesa dell’azione politica sul territorio umbro. Il segretario rivendica una campagna attiva e diffusa: “Abbiamo organizzato 47 gazebo tra piazze e mercati, con volantinaggi e incontri pubblici. Altro che partito assente”.
La replica della Lega sposta così il confronto dal terreno dei dati a quello dell’interpretazione politica, riaccendendo il dibattito sulle dinamiche del voto in Umbria e, soprattutto, sul peso reale dell’astensione e della mobilitazione elettorale nell’esito del referendum.




















