L’assessore regionale richiama l’urgenza di accelerare su idroelettrico, eolico e fotovoltaico: “Non possiamo restare ostaggio delle tensioni internazionali”
“Quanto paventato nel giugno del 2025 è purtroppo divenuto realtà”. L’assessore regionale Thomas De Luca interviene dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, rotta strategica per il trasporto marittimo di petrolio e corridoio vitale che collega il Golfo ai mercati di Asia, Europa e Nord America. Una situazione che, sottolinea, “rischia di trascinare l’economia globale in un quadro di profonda incertezza”.
Attraverso lo stretto transita circa un quinto del petrolio e del gas mondiale. La chiusura ha già provocato un’impennata del prezzo del Brent, salito del 10% fino a 80 dollari al barile, con proiezioni che lo vedono raggiungere quota 100 dollari nel brevissimo periodo.
“Mentre Donald Trump dichiara cinicamente di ‘non essere preoccupato’ per l’impatto sui prezzi, noi ci troviamo nuovamente a pagare duramente le violazioni del diritto internazionale e le strategie di tensione di Netanyahu – afferma De Luca –. In questa situazione la Regione Umbria non può rimanere ostaggio di chi rallenta la transizione energetica”.
Per l’assessore è necessario un cambio di passo immediato. “Il governo deve comprendere che non possiamo permetterci di puntare tutto sul nucleare che richiederà decenni per essere operativo. Abbiamo bisogno di impianti ora: idroelettrici, eolici e fotovoltaici sono le uniche risposte concrete per mettere in sicurezza le nostre famiglie e le nostre imprese. Anche di grandi impianti situati nella giusta collocazione”.
De Luca richiama quindi il “Piano delle aree di accelerazione”, attualmente in fase di completamento del percorso di valutazione ambientale. “Saremo tra le prime regioni ad avere questo strumento, ma serve un grande balzo in avanti”, evidenzia, facendo riferimento anche alla legge regionale “Energia Umbra”.
“È bene ricordare che oggi ogni edificio è area idonea. Installare un impianto fotovoltaico su qualsiasi copertura è un percorso assolutamente semplificato, anche in area vincolata. La Regione sta facendo la sua parte ma serve uno strumento straordinario di finanziamento da parte del Governo per garantire concretamente il diritto all’autoproduzione di energia”.
La conclusione è un appello diretto all’esecutivo nazionale: “Se non intendono chiamarlo Superbonus, lo chiamino come vogliono, ma è evidente che oggi più che mai è necessario che ci sia un impianto fotovoltaico per ogni tetto”.




