Le eurodeputate intervengono sul caso di una donna che ha denunciato il compagno per violenze e costrizioni: “Serve il coraggio di chiamare le cose con il loro nome”
Il caso della donna che a Perugia ha denunciato il compagno nordafricano per violenze, costrizioni a indossare il velo e rapporti sessuali subiti contro la propria volontà riaccende il dibattito sugli abusi legati a motivazioni religiose. A intervenire sono Susanna Ceccardi e Silvia Sardone, eurodeputate della Lega, che parlano di un fenomeno tutt’altro che isolato.
«Questo episodio conferma quanto denunciamo da tempo: anche in Italia troppe donne diventano vittime di violenze riconducibili a un islamismo radicale incompatibile con le nostre libertà», dichiarano. Le due esponenti leghiste richiamano anche il caso di Saman Abbas, «uccisa perché voleva vivere libera e all’occidentale», definendolo un dramma che «avrebbe dovuto aprire gli occhi a tutti».
Secondo Ceccardi e Sardone, nonostante casi come questi continuino a emergere, il tema resterebbe sottovalutato: «Episodi del genere si ripetono nel silenzio della sinistra e di parte del femminismo. Serve più coraggio nel chiamare le cose con il loro nome».
Nel mirino anche il dibattito sull’hijab: «Chi parla di “libertà di scelta” dovrebbe guardare la realtà. In troppi casi il velo non rappresenta libertà, ma una prigione». Le eurodeputate ricordano infine la proposta della Lega di introdurre un nuovo reato per punire chi costringe una donna a indossare il velo islamico: «Dobbiamo difendere queste donne e non lasciarle sole».















