L’assessora regionale lancia l’allarme sul Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane: le risorse per le Regioni rischiano di scendere da 200 a 73 milioni di euro
Preoccupazione in Umbria per il possibile taglio delle risorse destinate ai territori montani. A lanciare l’allarme è l’assessora regionale alla Montagna e alle Aree interne, Simona Meloni, che parla di “un quadro preoccupante” dopo le informazioni arrivate da Roma sulla ripartizione del Fosmit, il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane.
Secondo quanto riferito dall’assessora, dopo la contestata riforma dei criteri di classificazione dei comuni montani – promossa dal ministro Roberto Calderoli – si profila ora anche il rischio di una drastica riduzione delle risorse effettivamente disponibili per le Regioni. Una situazione che, per Meloni, potrebbe rappresentare “un colpo gravissimo per i territori montani e per i comuni più fragili”.
Il riferimento è alle dichiarazioni rese in Parlamento dal ministro Calderoli sulla disponibilità di oltre 85 milioni di euro per le Regioni a valere sul Fosmit. Tuttavia, i dati della Ragioneria dello Stato allegati all’accordo in Conferenza unificata indicherebbero una situazione molto diversa: le risorse regionali complessive passerebbero infatti da 200 a 73 milioni di euro, con una riduzione superiore al 63%.
Proprio la quota regionale del Fondo era stata indicata dal ministro come uno strumento attraverso cui le Regioni avrebbero potuto tenere conto anche dei comuni esclusi dalla nuova classificazione. “Ma se quelle risorse si restringono in modo così netto – osserva Meloni – è evidente che anche questa possibilità rischia di diventare del tutto insufficiente”.
Per l’assessora il quadro nazionale rende ancora più evidente la criticità della riforma. “Da settimane sosteniamo che la nuova classificazione dei comuni montani è sbagliata nel merito e nel metodo. Riduce la montagna a un elenco, cancella la complessità dei territori e non tiene conto della reale conformazione territoriale, della fragilità infrastrutturale e del ruolo strategico che aree montane e collinari svolgono nel contrasto allo spopolamento”.
In Umbria, con i nuovi criteri approvati dal Governo dopo il passaggio in Conferenza delle Regioni, i comuni montani risultano oggi 57, mentre 34 sono usciti dalla classificazione in seguito alla riforma Calderoli. Una modifica che, secondo la Regione, rischia di avere ricadute pesanti su fondi, agevolazioni e misure fiscali dedicate a questi territori.
“Parliamo di strumenti fondamentali per contrastare l’abbandono, mantenere servizi essenziali, sostenere le famiglie e incentivare imprese, giovani, scuola e sanità nei territori montani – sottolinea Meloni –. Indebolire queste politiche significa accelerare lo svuotamento delle comunità e lasciare indietro intere aree del Paese”.
L’assessora ricorda inoltre che la dorsale appenninica rappresenta una componente essenziale dell’identità, della tenuta sociale e della capacità produttiva dell’Italia.
“Per questo – conclude Meloni – chiediamo al Governo chiarezza immediata sui numeri reali del Fondo, sulle modalità di riparto e sulle garanzie per i comuni esclusi. Non si può continuare a sostenere che le Regioni potranno compensare tutto quando, allo stesso tempo, si riduce drasticamente la disponibilità finanziaria”.






















