Ranking Censis 2025 positivo ma ritardo internazionale: sfide, criticità e strategie per rilanciare l’Università di Perugia nel panorama globale
L’Università di Perugia vive oggi una contraddizione evidente: da un lato i buoni risultati nelle classifiche nazionali, dall’altro una difficoltà strutturale a competere su scala internazionale. Un doppio volto che impone una riflessione lucida, senza indulgere né nell’autocompiacimento né nel pessimismo sterile. Il terzo posto nel ranking Censis 2025-2026 con un punteggio di 89,3 rappresenta senza dubbio un segnale positivo. Servizi digitali efficienti e una comunicazione efficace sono elementi che migliorano l’esperienza degli studenti e rafforzano la reputazione interna.

Tuttavia, questi risultati rischiano di diventare una “comfort zone” se non vengono letti in chiave evolutiva. La qualità percepita a livello nazionale non si traduce automaticamente in attrattività internazionale. Ed è proprio qui che emerge la principale criticità: Perugia non riesce ancora a posizionarsi come hub accademico globale. L’ateneo arretra ancora nelle classifiche internazionali passando dal 551esimo posto, nel 2015 “nella fascia 801–850 su 1504 atenei” rilevati dal QS World University Rankings 2026. Una mancata visione della globalizzazione della gestione Oliviero, hanno portato a queste evidenze ancora più critiche, se si pensa alla Perugia degli studi universitari di un tempo.
Il problema non è solo reputazionale, ma strutturale. La scarsa capacità di attrarre studenti stranieri e investimenti nella ricerca indica un sistema che fatica a dialogare con i circuiti accademici internazionali. In un contesto in cui le università competono su scala globale, questo ritardo pesa più di qualsiasi ranking nazionale. Senza una forte presenza internazionale, il rischio è quello di restare periferici, pur essendo virtuosi in ambito domestico.
L’arrivo del nuovo rettore Massimiliano Marianelli rappresenta un momento cruciale. Ma il vero nodo è capire se si tratterà di una gestione orientata alla discontinuità strategica o a una continuità amministrativa con piccoli aggiustamenti. Il tempo delle correzioni marginali sembra superato. Serve una visione chiara e, soprattutto, coraggiosa: ridefinire il posizionamento dell’ateneo, puntando su identità distintive e su una presenza più incisiva nei network internazionali.
Non tutto è da ricostruire. Anzi, proprio i punti di forza evidenziati dal Censis possono diventare leve strategiche:
- Digitalizzazione avanzata: può essere il trampolino per sviluppare programmi internazionali online e ibridi, ampliando il bacino di studenti.
- Comunicazione efficace: va trasformata in una strategia di branding internazionale, non solo nazionale.
- Radicamento territoriale: Perugia può proporsi come laboratorio di innovazione legato alle specificità umbre (agroalimentare, sostenibilità, cultura).
A queste leve si deve affiancare un investimento deciso su:
- partnership accademiche globali
- programmi in lingua inglese
- attrazione di docenti e ricercatori internazionali
- accesso a fondi europei e progetti di ricerca competitivi
Il futuro dell’Università di Perugia non si giocherà sulla capacità di confermare i buoni risultati nazionali, ma su quella di rompere il perimetro locale.
La vera sfida è trasformare un ateneo solido in un ateneo competitivo. E questo richiede una scelta netta: continuare a essere un’eccellenza “in casa” o diventare un protagonista riconosciuto nel panorama accademico globale.
Il tempo per decidere è adesso.




















