Da Perugia la proposta di un tavolo tripartito con Regione e imprese. Al centro occupazione di qualità, politiche industriali attive e gestione condivisa di fondi europei e Pnrr
Un’alleanza strutturata tra istituzioni, sindacati e sistema produttivo per ridisegnare il futuro economico dell’Umbria. È la proposta avanzata dalla Cgil Umbria che, in occasione della tavola rotonda “Un nuovo sviluppo economico per l’Umbria”, ha rilanciato l’idea di un Patto regionale fondato su un confronto permanente e su obiettivi misurabili.
L’iniziativa si è svolta il 27 febbraio nell’aula magna del Dipartimento di Scienze agrarie di Università degli Studi di Perugia, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e accademico. Un momento di dialogo promosso dal sindacato per affrontare in modo condiviso le criticità strutturali che da anni frenano la regione.
Un tavolo stabile per governare le trasformazioni

La proposta della Cgil punta alla creazione di una cabina di regia tripartita composta da Regione Umbria, parti sociali e imprese. Un luogo permanente di concertazione per monitorare l’andamento dell’occupazione, valutare l’impatto sociale degli investimenti, orientare le risorse europee e del Pnrr e definire traguardi verificabili nel tempo.
Per il sindacato, la concertazione non è un passaggio formale ma uno strumento di “democrazia economica”, indispensabile per governare una fase di cambiamento profondo e non più rinviabile.
I nodi strutturali dell’economia umbra
Nel corso dell’incontro è emerso un quadro preoccupante: calo demografico, invecchiamento della popolazione, fuga di giovani qualificati, bassa produttività media delle Pmi, fragilità infrastrutturale e difficoltà dei comparti energivori. A ciò si aggiungono precarietà diffusa e salari insufficienti, che incidono sulla qualità della vita e sulla tenuta sociale.
Non si tratta, secondo la Cgil, di una crisi ciclica, ma di una trasformazione strutturale che impone una nuova politica industriale regionale e un ruolo più incisivo delle parti sociali. La crescita, viene ribadito, può essere duratura solo se fondata su lavoro stabile, sicuro e adeguatamente retribuito.
Le proposte: clausole sociali e investimenti mirati
Tra le misure indicate dal sindacato figura l’introduzione di clausole sociali vincolanti per l’accesso ai finanziamenti pubblici, così da legare gli incentivi alla qualità dell’occupazione creata. L’obiettivo è evitare modelli basati su dumping contrattuale, precarizzazione e compressione salariale, orientando invece le politiche industriali, agricole e infrastrutturali verso un’occupazione di qualità.
Secondo la Cgil, l’Umbria dispone delle risorse necessarie per invertire la rotta, ma occorre una scelta politica chiara che metta il lavoro al centro delle strategie di sviluppo.
L’apertura della Regione
Dalla Regione Umbria è arrivato un segnale di disponibilità al confronto. L’assessore allo sviluppo economico ha definito l’iniziativa “meritevole”, sottolineando come la fase di riprogrammazione delle risorse europee fino al 2027 rappresenti un passaggio decisivo. Fondi che dovranno essere spesi in modo efficace, dentro una visione condivisa.
Tra le opportunità citate anche la Zes, considerata un potenziale punto di svolta se accompagnata da un quadro di azioni concertate tra istituzioni e parti sociali. A breve, è stato annunciato, sarà riconvocato il tavolo regionale per approfondire le priorità emerse.
Il confronto è aperto. La sfida ora è trasformare l’intenzione in un percorso operativo capace di dare risposte concrete a una regione che chiede sviluppo, ma soprattutto lavoro di qualità.

























