Il giovane, accusato di proselitismo jihadista, usava TikTok per diffondere contenuti estremisti. Sequestrati file con video di decapitazioni e manuali per ordigni
Dovrà restare in carcere il 20enne di origine marocchina arrestato nei giorni scorsi a Perugia con l’accusa di terrorismo internazionale. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Valerio D’Andria, che ha rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dai legali del giovane. A pesare sulla decisione, secondo quanto emerge, è stata la mancata collaborazione dell’indagato e il timore concreto di una fuga o di una reiterazione del reato.
Il ragazzo, che viveva e lavorava nel capoluogo umbro, è ritenuto dagli inquirenti parte di una rete di proselitismo jihadista, operante anche attraverso i social network. Tra i canali utilizzati per diffondere la propaganda islamista, secondo quanto accertato dagli investigatori, figura anche TikTok: proprio lì avrebbe stabilito contatti con altri utenti per indottrinarli alla visione estremista dell’Islam e agli obiettivi dell’Isis. Un’attività capillare, svolta sia online che dal vivo, con modalità che rivelano precauzioni specifiche per evitare il tracciamento, comprese raccomandazioni a evitare app ritenute facilmente monitorabili come WhatsApp e Instagram.
Durante le perquisizioni sono stati trovati nei suoi dispositivi centinaia di file considerati di matrice terroristica: video con scene di decapitazioni e fucilazioni, materiali di propaganda, testi per l’indottrinamento ideologico, ma anche istruzioni dettagliate per la costruzione di ordigni artigianali. Secondo la procura di Perugia, il giovane avrebbe anche manifestato l’intenzione di unirsi a combattenti Isis nella regione del Khorasan, tra Afghanistan e Pakistan, salvo poi rinviare la partenza per ragioni climatiche. In alcune chat, tradotte dall’arabo e dall’inglese, si fa riferimento ai “fratelli combattenti”, alla “gloria dei mujaheddin” e all’odio verso l’Occidente.
Di fronte al gip, il ventenne si è limitato a scusarsi parzialmente e ha cercato di ridimensionare la gravità del materiale in suo possesso, sostenendo di averlo scaricato “per curiosità”. Non ha però fornito spiegazioni sui “piani” di cui discuteva con uno dei suoi contatti ritenuti più pericolosi, né ha smentito con chiarezza la sua volontà di partire.
Per il giudice, quindi, permangono forti indizi di legami attivi con l’Isis e non sono venute meno le esigenze cautelari. Il giovane, dunque, resta in carcere con accuse pesanti: adesione ideologica al terrorismo islamista, detenzione e diffusione di contenuti violenti, proselitismo e contatti con cellule attive all’estero.
Le indagini coordinate dalla procura, guidata da Raffaele Cantone, proseguono per ricostruire l’eventuale rete di supporto e verificare se il giovane avesse già predisposto azioni operative sul territorio o all’estero.

























