Ungari: risultati sopra la media nazionale, ma magistrati e personale insufficienti rischiano di frenare il 2026
È stato inaugurato l’anno giudiziario del Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria, con una fotografia in chiaroscuro: numeri migliori della media nazionale sul fronte della produttività, ma criticità strutturali che potrebbero rallentare il percorso di riduzione dell’arretrato.
Nella relazione illustrata dal presidente Pierfrancesco Ungari, alla presenza della presidente della Regione Stefania Proietti e delle autorità civili e militari, è emerso che nel 2025 sono stati depositati 559 ricorsi (337 ordinari e 222 seriali) e ne sono stati definiti 658 (465 ordinari e 193 seriali), con un saldo positivo. Le pendenze complessive scendono così a 1.209 fascicoli, in calo del 5,6% rispetto alla fine del 2024.
Il dato, tuttavia, è condizionato dalla sospensione “ope legis” di gran parte del contenzioso legato alla legge Pinto: 888 ricorsi, pari al 73,4% del totale, risultano sospesi in base alla legge di bilancio 207/2024, che ha bloccato per due anni i giudizi di ottemperanza.
Accanto a questa “coda” si affaccia un nuovo filone seriale destinato a incidere anche nel 2026: le ottemperanze per il riconoscimento della “carta del docente” ai supplenti, dopo gli orientamenti maturati in sede europea e in Cassazione e le difficoltà del Ministero dell’Istruzione nell’esecuzione delle sentenze del giudice del lavoro.
Sul piano organizzativo pesano la carenza di magistrati e soprattutto di personale amministrativo: in servizio sette unità a fronte delle undici previste, con ulteriori pensionamenti all’orizzonte. Resta inoltre la criticità della “duplicità” dell’incarico del segretario generale, condiviso con la sezione staccata di Latina del Tar Lazio, e l’incertezza sulla sede di Palazzo Alfani-Florenzi, per la quale non è ancora definito il rinnovo della locazione.
Nonostante le difficoltà, i tempi di definizione dei procedimenti risultano migliori della media dei Tar di primo grado: i ricorsi non sospesi ultrabiennali sono 17, di cui 13 ultratriennali e quattro ultraquinquennali. Tra le materie più trattate figurano appalti pubblici, urbanistica ed edilizia, tutela ambientale e paesaggistica e provvedimenti di pubblica sicurezza.
Per il 2026 sono previste 21 udienze e l’obiettivo di definire almeno 300 ricorsi nel merito. Il mantenimento degli standard, ha avvertito Ungari, dipenderà però dal superamento delle criticità di organico. I risultati raggiunti finora – ha concluso – sono stati possibili solo grazie all’impegno straordinario di magistrati e personale amministrativo, che ha garantito una risposta di giustizia complessivamente adeguata nonostante le carenze strutturali.








