L’approvazione unanime della mozione in Assemblea legislativa segna un passo importante, ma il vero banco di prova sarà trasformare le buone intenzioni in azioni concrete e diffuse sul territorio
L’unanimità con cui l’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato la mozione sul rafforzamento delle politiche contro lo spreco alimentare è, prima ancora che un atto politico, un segnale culturale. Significa riconoscere che il tema non è più marginale né confinato alla solidarietà, ma rappresenta una delle grandi questioni del nostro tempo, dove etica, ambiente ed economia si intrecciano in modo indissolubile.
Lo spreco alimentare, infatti, non è soltanto un paradosso – cibo che finisce nei rifiuti mentre cresce il numero di persone in difficoltà – ma anche uno spreco di risorse naturali, energia e lavoro. Ogni prodotto buttato racconta una filiera intera che si interrompe nel modo peggiore possibile: senza generare valore sociale.
La mozione firmata da Bianca Maria Tagliaferri va nella direzione giusta perché prova a superare un approccio frammentato, puntando su governance, coordinamento e rafforzamento delle reti territoriali. Parole che, spesso, rischiano di restare astratte, ma che in questo caso indicano una necessità concreta: fare sistema.
In Umbria esistono già esperienze virtuose di recupero e redistribuzione delle eccedenze, grazie all’impegno del Terzo Settore e alla collaborazione con enti locali e operatori della filiera agroalimentare. Tuttavia, queste realtà operano spesso in condizioni di precarietà organizzativa e logistica. Senza un sostegno strutturale, il rischio è che il loro impatto resti limitato rispetto alle potenzialità.
È qui che la politica regionale può fare la differenza: non solo sostenendo economicamente queste reti, ma soprattutto facilitando il coordinamento tra i diversi attori, semplificando i processi e investendo in infrastrutture logistiche. Perché recuperare il cibo non è solo una questione di volontà, ma anche di organizzazione.

Un altro elemento centrale della mozione è il richiamo al “welfare generativo”. Un concetto che segna un cambio di paradigma: non più assistenza passiva, ma creazione di valore condiviso. Il recupero delle eccedenze diventa così un punto di incontro tra imprese, istituzioni e comunità, capace di generare benefici multipli – sociali, ambientali ed economici.
Ma attenzione a non fermarsi alle dichiarazioni di principio. La legge regionale 16/2017 aveva già tracciato una strada importante. Oggi la sfida è darle piena attuazione, aggiornandola alle nuove esigenze e, soprattutto, rendendola operativa in modo capillare.
La lotta allo spreco alimentare, in fondo, è una cartina di tornasole della capacità di una comunità di prendersi cura di sé stessa. Non basta recuperare ciò che avanza: serve ripensare i modelli di produzione, distribuzione e consumo. Serve educazione, consapevolezza e responsabilità condivisa.
L’Umbria, con questo voto unanime, dimostra di voler fare la sua parte. Ora però viene il momento più difficile: passare dalle parole ai fatti. Perché contro lo spreco non servono solo buone intenzioni, ma politiche continue, integrate e misurabili nel tempo.




















