L’Umbria resta sotto la media nazionale per capacità di risparmio. Chi lavora in smart working mette da parte oltre 1.000 euro in più all’anno, ma pesano salari, costo della vita e scarsa crescita dei redditi.
L’Umbria migliora rispetto al periodo pre-pandemia, ma continua a occupare le ultime posizioni tra le regioni del Centro Italia per capacità di risparmio delle famiglie. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Unioncamere e dal Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, sviluppata per il territorio regionale in collaborazione con la Camera di Commercio dell’Umbria.
Nel 2024 le famiglie umbre hanno accantonato complessivamente 1,208 miliardi di euro, pari a 1.418 euro per abitante. Un dato che evidenzia un ritardo significativo rispetto alla media nazionale, attestata a 1.917 euro pro capite, e a quella delle regioni del Centro Italia, che raggiunge 1.752 euro per residente. Il divario supera quindi i 330 euro rispetto all’area geografica di riferimento e sfiora i 500 euro nei confronti dell’intero Paese.

L’indicatore più significativo è la debolezza della propensione al risparmio, cioè la quota del reddito disponibile che non viene assorbita dai consumi delle famiglie. In Italia questo valore è cresciuto dal 7,55% del 2019 all’8,28% del 2024. L’Umbria si ferma invece al 6,30%. Il dato segna un miglioramento rispetto al 5,62% registrato prima della pandemia, ma non basta a colmare il gap con il resto del Paese. Il Nord raggiunge infatti il 9,73%, il Centro il 7,28%, mentre l’Umbria rimane sotto la media nazionale e anche sotto quella di tutte le altre regioni centrali.

La fotografia economica che emerge è quella di una regione che riesce a mantenere una discreta capacità di tenuta, ma fatica ad accumulare risorse. Un limite che riflette la struttura produttiva, il livello dei redditi e il peso crescente delle spese incomprimibili sostenute dalle famiglie. Nella graduatoria nazionale l’Umbria recupera due posizioni rispetto al passato e sale al sedicesimo posto. Riesce a fare meglio di Puglia, Calabria, Sardegna e Sicilia, ma continua a restare distante dalle altre regioni del Centro.
Marche, Toscana e Lazio mostrano infatti livelli di propensione al risparmio superiori, mentre ai vertici nazionali si confermano Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, tutte oltre il 10%. Un risultato che evidenzia come il divario territoriale continui a essere una delle principali caratteristiche dell’economia italiana.
Anche osservando il risparmio pro capite il quadro non cambia. La Lombardia guida la classifica con quasi 3.000 euro per abitante, più del doppio del valore umbro. L’Umbria occupa il quattordicesimo posto nazionale ma chiude la graduatoria delle regioni centrali.
Perugia risparmia di più, Terni accantona una quota maggiore del reddito

Le due province umbre mostrano dinamiche differenti. Perugia genera oltre 915 milioni di euro di risparmio lordo e raggiunge 1.437 euro per abitante, mentre Terni si ferma a 293 milioni e a 1.361 euro pro capite. Tuttavia, se si guarda alla propensione al risparmio, il quadro si ribalta. Terni registra il 6,59%, superiore al 6,21% di Perugia. In sostanza, i perugini riescono a mettere da parte più denaro in termini assoluti, ma i ternani trattengono una quota leggermente maggiore del proprio reddito disponibile.
Le classifiche provinciali mostrano segnali di miglioramento rispetto al periodo pre-Covid, ma confermano una posizione ancora distante dalle aree economicamente più forti del Paese.
Smart working e risparmio: oltre mille euro di differenza
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il rapporto tra lavoro agile e capacità di risparmio. Nei territori italiani dove lo smart working è più diffuso, i lavoratori hanno accantonato nel 2024 una media di 2.697 euro a testa. Nelle aree dove il lavoro da remoto è meno presente il valore scende a 1.615 euro. La differenza supera i 1.080 euro per lavoratore. Anche la propensione al risparmio aumenta sensibilmente, passando dal 7,67% al 9,45%.
Secondo gli analisti, il fenomeno non dipende soltanto dal minore costo degli spostamenti quotidiani. Il dato riflette soprattutto la presenza di economie più avanzate, caratterizzate da attività ad alto valore aggiunto, maggiore digitalizzazione e redditi mediamente più elevati.
La sfida per l’Umbria: aumentare redditi e lavoro qualificato
L’indagine suggerisce una riflessione strategica per il futuro della regione. Migliorare la capacità di risparmio delle famiglie non significa soltanto ridurre i consumi, ma soprattutto creare condizioni economiche che consentano di generare redditi più elevati. Digitale, innovazione, formazione e sviluppo delle competenze diventano quindi leve decisive per rafforzare la competitività delle imprese e aumentare il benessere delle famiglie. In un contesto segnato dall’invecchiamento demografico, dalla fuga di giovani qualificati e da livelli salariali ancora contenuti, il risparmio rappresenta infatti un indicatore della solidità economica e sociale di un territorio.
La vera sfida per l’Umbria è trasformare quel margine oggi limitato in una risorsa capace di sostenere investimenti, crescita e qualità della vita. Perché il risparmio non è soltanto una difesa dagli imprevisti, ma anche uno strumento di sviluppo e di costruzione del futuro.
Per l’Umbria questo è un messaggio operativo. Investire su digitale, formazione, servizi avanzati e imprese più strutturate non migliora solo la competitività: aumenta la possibilità concreta delle famiglie di trattenere reddito.
La bassa propensione, infatti, non va confusa con consumi vivaci. Può riflettere spese incomprimibili: alimentari, casa, energia, trasporti, sanità, istruzione, assistenza agli anziani. In una regione con demografia debole, salari da rafforzare, produttività da alzare e giovani spesso attratti altrove, il risparmio è una spia della tenuta sociale, non ancora un salvadanaio robusto. La sfida è creare più reddito buono e più lavoro qualificato, perché quel margine diventi protezione, scelta, investimento e futuro.
Il commento di Giorgio Mencaroni
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria ha commentato: “Il dato sul risparmio chiede una lettura seria, non consolatoria. L’Umbria migliora rispetto al 2019, ma resta sotto la media italiana e sotto quella del Centro: significa che il margine lasciato alle famiglie dopo i consumi è ancora troppo stretto. La Camera di Commercio dell’Umbria, insieme al Centro Studi Tagliacarne, continuerà a mettere a disposizione dati, analisi e strumenti perché imprese, istituzioni e territori possano decidere meglio. Ma la conoscenza deve diventare azione: più produttività, più competenze, più digitale, più credito orientato agli investimenti, servizi più efficienti e lavoro di qualità. È su questi terreni che tutte le istituzioni e le forze sociali ed economiche debbono convergere con azioni coordinate, accompagnando le imprese nella transizione digitale, rafforzando la formazione, sostenendo l’incontro tra domanda e offerta di competenze e favorendo una crescita più solida. Il risparmio diventa sviluppo solo se nasce da redditi più forti e da fiducia. Non basta difendersi dagli imprevisti: dobbiamo aiutare l’Umbria a trasformare quel margine in futuro, capitale umano e nuova capacità di crescere”.
SEO keyword principali: risparmio famiglie Umbria, economia Umbria 2024, propensione al risparmio, smart working e risparmio, redditi Umbria, Camera di Commercio Umbria, Unioncamere Tagliacarne, risparmio pro capite Umbria.

























