Svolta nell’appello bis a Perugia: richieste e reazioni dopo un iter giudiziario lungo quasi un decennio
Dopo 8 anni di udienze, assoluzioni, condanne e rinvii, arriva la sentenza dell’appello bis sul disastro dell’hotel di Rigopiano, travolto dalla slavina il 18 gennaio 2017, che costò la vita a 29 persone, e tra queste il ternano di 33 anni Alessandro Riccetti. Al momento del disastro nell’albergo si trovavano 40 persone: 28 ospiti e 12 dipendenti. Solo 11 riuscirono a sopravvivere. L’iter giudiziario è stato lungo e complesso, passato attraverso primo grado, secondo grado e l’intervento della Corte di Cassazione, fino al nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello di Perugia.

Nel procedimento, il procuratore generale Paolo Barlucchi aveva formulato richieste precise. Per i cinque dirigenti della Regione Abruzzo – Carlo Giovani, Emidio Primavera, Pierluigi Caputi, Vincenzo Antenucci e Carlo Visca – il Pg aveva chiesto tre anni e dieci mesi di reclusione. Tutti erano stati assolti nei primi due gradi di giudizio celebrati in Abruzzo.
Richiesta di conferma della condanna a due anni e otto mesi per l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, già condannato nei precedenti gradi di giudizio, e la stessa pena anche per il tecnico comunale Enrico Colangeli, assolto in primo grado ma condannato in appello. Per i tecnici della Provincia di Pescara Mauro Di Biasio e Paolo D’Incecco, anch’essi già condannati nei precedenti giudizi, la richiesta era stata di tre anni e quattro mesi. Il Pg aveva invece chiesto il proscioglimento dell’ex dirigente regionale Sabatino Belmaggio, assolto nei primi due gradi.

Una vicenda giudiziaria che, a distanza di quasi un decennio dalla tragedia, segna un passaggio cruciale sul piano delle responsabilità della pubblica amministrazione. «La sentenza ci dice che l’inettitudine della pubblica amministrazione può uccidere», ha dichiarato Romolo Reboa, legale delle famiglie delle vittime, commentando la decisione della Corte d’Appello di Perugia. Secondo Reboa, la Corte si è uniformata alla decisione della Cassazione con un pronunciamento destinato a fare scuola: «Una pietra miliare per l’Italia, perché da oggi ogni pubblico funzionario sa che l’inerzia di fronte alla legge non lo esonera dalle responsabilità dei propri incarichi».
L’avvocato ha quindi lanciato un appello alla politica regionale: «Auspico che tutti i consiglieri della Regione Abruzzo, maggioranza e opposizione, convergano in una rettifica del bilancio dell’ente per risarcire immediatamente le famiglie delle vittime».
Dopo 8 anni dalla tragedia e un lungo percorso giudiziario, la sentenza dell’appello bis non chiude soltanto un capitolo processuale, ma riaccende il dibattito sul ruolo e sulle responsabilità delle istituzioni di fronte alla sicurezza dei cittadini.




