Alla Sala dei Notari il segretario della Cgil rilancia la battaglia contro la riforma: “Servono investimenti, salari più alti e lotta all’evasione, non una magistratura sotto controllo”
Difendere la Costituzione e riportare al centro lavoro e diritti. È questo il messaggio lanciato dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervenuto alla Sala dei Notari di Perugia davanti a centinaia di persone in un incontro promosso dalla Cgil Umbria in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.
Secondo Landini, una vittoria del “No” rappresenterebbe un segnale chiaro: i cittadini vogliono che la Costituzione venga applicata, non modificata. Un risultato che, a suo avviso, dovrebbe aprire la strada a politiche economiche e sociali diverse, a partire da una vera lotta all’evasione fiscale, dall’aumento dei salari e da investimenti capaci di creare lavoro stabile, soprattutto per i giovani spesso costretti a lasciare il Paese.
L’iniziativa, intitolata “No a una giustizia debole con i forti e forte con i deboli”, è stata aperta dalla segretaria della Cgil Umbria Maria Rita Paggi. Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Daniela Padoan, presidente di Libertà e Giustizia, Mauro Volpi e Alessio Pressi, coordinatori dei comitati provinciali per il No di Perugia e Terni.
Paggi ha sottolineato come il sindacato sostenga il “No” perché ritiene la riforma dannosa per i lavoratori: secondo la Cgil, infatti, non migliorerebbe il funzionamento della giustizia ma rischierebbe di limitare l’autonomia dei magistrati, indebolendo uno strumento fondamentale di tutela per chi non può permettersi grandi difese legali.
Sulla stessa linea Landini, che ha definito il referendum “uno strumento usato dal governo per ridurre l’indipendenza della magistratura”. Per il leader sindacale i veri problemi della giustizia sono altri: carenza di personale, risorse insufficienti e necessità di investimenti per rendere il sistema più efficiente.
Il segretario della Cgil ha inoltre criticato la scelta dell’esecutivo di portare avanti la riforma senza un ampio confronto parlamentare, parlando di un tentativo di modificare diversi articoli della Costituzione senza un vero dibattito pubblico.
Infine Landini ha commentato anche le recenti dichiarazioni del capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, che aveva definito la magistratura “un plotone d’esecuzione”. Parole giudicate “pericolose e offensive”, soprattutto in un Paese in cui molti magistrati hanno pagato con la vita la lotta alle mafie.
Per il leader della Cgil, il punto resta uno: rafforzare la democrazia significa difendere l’autonomia della giustizia e affrontare le emergenze sociali, dal lavoro ai salari, che pesano sulla vita quotidiana dei cittadini.








