La presidente dell’Associazione “Sulle orme di Enea” denuncia: “Molestie a mia figlia minorenne”
Momenti da incubo quelli vissuti da Francesca Paxia, presidente dell’Associazione “Sulle orme di Enea”, e da sua figlia Norah, aggredite e minacciate da una squadra di cacciatori impegnati in una battuta al cinghiale.
Il fatto è avvenuto domenica 5 gennaio e a raccontare la vicenda è stata Francesca Paxia nel suo profilo Facebook. Racconta di essere stata aggredita, colpita in testa con pugni e ombrello e di aver rischiato di essere investita, solo per aver tentato di difendere gli animali ospitati nella sua struttura da un branco di cani fuori controllo appartenenti ai cinghialari.
Ha inoltre raccontato che la figlia minorenne è stata fatta oggetto di molestie a sfondo sessuale ed è ancora sotto choc.
Di seguito il racconto integrale di Francesca Paxia:
“Nella nostra oasi, creata con tanti sacrifici e tanto amore per poter regalare finalmente una vita serena a chi non l’ha avuta assegnata dal destino, è tornato più o meno il sereno.
Io sono ancora dolorante, ma questo è l’aspetto meno rilevante ora.
Quello che invece non sta rientrando per niente è lo stato di shock di Norah che a sedici anni si è trovata a dover fronteggiare insieme a sua madre una situazione di pericolo e paura in casa propria, quando domenica 5 gennaio la muta dei cani dei cinghialari della squadra dei Lupi del Nese, che occupano questo settore, è andata completamente fuori controllo è si è riversata in branco sugli animali ospitati dalla nostra associazione.
Immaginate un centinaio di animali, tra cui molti cani recuperati poiché terminali, malati, disabili, cardiopatici, paurosi, una trentina di gatti liberi, conigli, pecore anziane, capre oltre a tutti gli animali selvatici, che di diritto qui tra le colline umbre hanno il loro habitat e convivono con noi da anni in maniera pacifica.
Immaginate ora un’intera muta di cani da cinghiale, esasperati dalla reclusione in puzzolenti stalletti per tutto l’anno, con l’adrenalina al massimo, affamati come tradizione dei cacciatori vuole, che si lanciano contro i nostri numerosi recinti, rincorrono gatti ovunque ed entrano in colluttazione con i cinghialetti nella macchia sottostante il nostro rifugio.
Cani in panico, urla, latrati, le pecore impazzite che sbattevano contro le recinzioni, gatti che correvano terrorizzati e cercavano rifugio sugli alberi. Intanto nessuno dei cacciatori responsabili si è palesato per oltre mezz’ora lasciandoci in balia della follia e del caos più totale
Vedendo però in lontananza sulla cresta della collina le casacche arancioni della squadra di cacciatori, seppur restia a lasciare casa, non ho avuto altra scelta che salire in macchina e correre su da loro per avvisarli che i cani erano nella nostra proprietà privata, intorno al rifugio e che stavano seminando il terrore e aggredendo gli animali qua residenti inoltre alcuni dei loro cani erano feriti e sanguinavano copiosamente.
Sapevo cosa stavo rischiando… e infatti…
Quello che è hanno riservato a me che non ho proferito insulto, né improperi né altro, ma ho solo chiesto di venire a recuperare i cani ormai lo sapete e ho una prognosi di sette giorni per trauma cranico dovuto ad ombrellate e pugni in testa oltre.

Mentre ero a prenderle io però due cacciatori si sono recati nei pressi di casa dove sapevano mia figlia sola ed in difficoltà.
Per riprendere i cani, per rendersi utili nel limitare i danni?
No, per cogliere l’occasione per rivolgerle frasi oscene che qui non posso nemmeno scrivere.
Più mia figlia piangendo li implorava di andarsene più le oscenità con palesi riferimenti sessuali continuavano.
Nel frattempo uno dei nostri cani epilettici ha avuto un fortissimo attacco e i loro cani hanno quasi preso un gatto sotto agli occhi di Norah che non sapeva più come dividersi e mi chiamava dicendomi di ritornare subito.
Io a poche centinaia di metri più su ho dovuto a mia volta implorare di farmi passare con le mia macchina a cui era stato intenzionalmente chiuso il passaggio dalle camionette dei cacciatori e che hanno solo riso compiaciuti quando ho detto che dovevo tornare a casa con urgenza perché mia figlia era in lacrime e hanno appositamente perso tempo per rallentare il mio rientro a casa.
Hanno continuato a sogghignare anche quando sono arrivati i carabinieri che potranno riferire questo e le condizioni fisiche ed emotive mie e di mia figlia, che era infangata fino alle ginocchia, con una felpa leggera ed in ciabatte perché da casa si è dovuta precipitare in soccorso ai suoi amici animali in pericolo.
Come possiamo definire personaggi simili?
Le loro mogli e figlie hanno una vaga idea di che comportamento tengono quando i loro “uomini” per giornate intere vanno a deturpare la natura, a sconvolgere equilibri, ad uccidere innocenti disarmati, a violare la pace delle persone normali e civili?
Molestare una ragazzina già scossa ed in difficoltà in casa sua?
A rivolgere oscenità che provocano il vomito a me che ho 45 anni rivolte ad una minorenne, sghignazzi di fronte ad una ragazza che ha subito un trauma fortissimo per colpa loro?
A me potete anche picchiarmi, prendermi a pugni e dirmi quello che vi pare, ma a mia figlia no, mi spiace.
Farò ora tutto ciò che è in mio legittimo potere per avere giustizia.
Intanto è bene che la vicenda venga resa nota per fare riflettere tutta la popolazione, perché qui non si tratta di essere cacciatori o animalisti, qui si tratta di civiltà, che è roba che riguarda ciascuno di noi”.
Ci auguriamo che la denuncia di Francesca non cada nel nulla, che gli individui coinvolti vengano identificati al più presto e che paghino duramente per il loro comportamento.



















