Appostamenti, minacce e 18mila messaggi, anche a un’amica della vittima: riconosciuta la parziale incapacità di intendere e volere
Tre anni, due mesi e venti giorni di carcere, seguiti da due anni di misura di sicurezza con obbligo di cura psichiatrica e libertà vigilata. È la condanna inflitta a un 18enne perugino accusato di atti persecutori nei confronti di una ragazza di poco più grande, ex compagna di scuola.
La vicenda, ricostruita dal Corriere dell’Umbria in un articolo di Francesca Marruco, evidenzia una lunga serie di comportamenti ossessivi: appostamenti continui, violazioni del divieto di avvicinamento e oltre 18mila messaggi, molti dei quali inviati a un’amica della vittima, coinvolta a sua volta nel clima persecutorio. In quei messaggi il giovane esprimeva intenzioni inquietanti: rapimenti, minacce, e dichiarazioni di ossessione.
Nemmeno il braccialetto elettronico ha fermato l’escalation: “Era ovunque – racconta la madre della vittima –. Abbiamo vissuto nell’ansia costante, anche con l’allerta della polizia attiva giorno e notte. Denunciare è fondamentale, non se ne esce da sole”.
Il ragazzo, riconosciuto parzialmente incapace di intendere e volere, ha ottenuto lo sconto di pena grazie al rito abbreviato. Attende ora le motivazioni per valutare un eventuale ricorso in appello.
Sul fronte civile, il risarcimento richiesto di 80mila euro sarà discusso in un giudizio separato.













