Tra gli indagati comparirebbe anche uno dei buttafuori del locale 100dieci
Sarebbe morto per proteggere il fratello minore. Hekuran Cumani, 25 anni, ha perso la vita dopo essere stato colpito al torace con una coltellata mentre cercava di difendere il fratello da un’aggressione. Il giovane è deceduto poco dopo, mentre il fratello – anche lui ferito – è stato trasportato in ospedale. Agli inquirenti ha dichiarato di non aver visto chi abbia sferrato il colpo mortale.
Una versione, confermata dal fratello minore di Hekuran, che coincide con quella fornita dagli altri ragazzi presenti quella sera a Perugia, ma che lascia molti dubbi agli investigatori, convinti che qualcuno sappia più di quanto abbia detto finora.
Le indagini e il principale indagato
Secondo indiscrezioni, nel registro degli indagati figurerebbe un ragazzo di 18 anni, italiano di seconda generazione, di origine marocchina, residente a Ponte San Giovanni. Il suo nome era già comparso in precedenti episodi di cronaca: sarebbe stato denunciato per minacce aggravate e porto di oggetti atti ad offendere, dopo essere stato trovato in possesso di un coltello da cucina – portatogli, a quanto pare, dalla fidanzata. Tuttavia, sul coltello non sarebbero state rinvenute tracce di sangue.

Il giovane avrebbe dichiarato alla polizia di essere stato lui stesso aggredito da un gruppo di ragazzi marchigiani, a seguito di un’offesa in arabo. Avrebbe preso il coltello per paura, sostenendo poi di essersene disfatto per evitare di ferire qualcuno. Nonostante ciò, il suo passato desta preoccupazione: risulterebbe infatti coinvolto in altri episodi di violenza, tra cui un’aggressione a un buttafuori di una discoteca perugina e una rissa avvenuta nei pressi di un locale di Ponte Valleceppi.
Un buttafuori tra gli indagati
Tra gli indagati comparirebbe anche uno dei buttafuori del locale 100dieci, accusato di aver ferito – seppur involontariamente – il fratello della vittima nel tentativo di sedare la lite. L’uomo ha raccontato di aver disarmato un giovane magrebino che brandiva un coltello e di aver poi gettato l’arma all’interno di un’auto per impedirgli di usarla.
Le tracce e l’attesa
Gli inquirenti hanno sequestrato i telefoni dei giovani coinvolti per analizzare chiamate e messaggi alla ricerca di nuovi elementi utili. Al momento, tuttavia, non ci sono svolte nell’indagine: solo ipotesi e piste da verificare.
Il padre della vittima, Astri Cumani, ha espresso tutto il suo dolore e la sua rabbia:“Mi hanno promesso che arresteranno l’assassino di mio figlio. Se non ci riusciranno, si vedrà.”
La tragedia ha scosso profondamente l’ambiente universitario perugino, già provato da una crescente percezione di insicurezza. Gli studenti parlano di un clima di paura che va oltre questo singolo episodio, segno di una violenza giovanile in aumento che sta macchiando l’immagine di una città da sempre considerata tranquilla e accogliente.




