La Corte dei conti dell’Umbria ha riconosciuto un danno da disservizio di 1.467 euro. L’uomo avrebbe consultato senza autorizzazione le posizioni di 141 persone
Un ex dipendente della Direzione regionale Inps di Perugia è stato condannato dalla Corte dei conti dell’Umbria a risarcire l’istituto con 1.467,83 euro per aver effettuato centinaia di accessi non autorizzati alle banche dati dell’ente durante l’orario di lavoro.
Secondo quanto ricostruito dai giudici contabili, tra il 1° gennaio e il 10 maggio 2017 l’uomo avrebbe eseguito 802 consultazioni abusive, visionando le posizioni di 141 persone, tra cui colleghi, dirigenti dell’Inps, politici, giornalisti e altri personaggi pubblici, pur non avendo alcuna esigenza di servizio. All’epoca dei fatti era infatti assegnato alla gestione della sala videoconferenze della sede regionale, mansione che non richiedeva l’accesso agli archivi informatici.
La Procura regionale della Corte dei conti aveva chiesto un risarcimento di oltre 7.300 euro, ritenendo che il dipendente avesse sottratto una parte consistente dell’orario lavorativo alle proprie mansioni. Il Collegio ha però ridimensionato la quantificazione del danno, analizzando i registri informatici degli accessi e stimando che le consultazioni abusive abbiano occupato complessivamente circa 67 ore di lavoro, equivalenti a due settimane di retribuzione.
I giudici hanno inoltre respinto la tesi difensiva secondo cui gli accessi sarebbero stati effettuati esclusivamente “per curiosità” e senza alcun utilizzo dei dati acquisiti, ritenendo comunque sussistente il dolo e il conseguente danno da disservizio arrecato all’amministrazione.
La vicenda trae origine da un’indagine avviata nel 2017 dopo le denunce presentate da alcuni dipendenti dell’Inps, destinatari di lettere anonime contenenti minacce e riferimenti a informazioni riconducibili alla loro attività lavorativa. Gli accertamenti tecnici effettuati sui sistemi informatici dell’ente consentirono di individuare l’ex dipendente come l’unico operatore ad aver consultato le posizioni di tutti i querelanti, facendo emergere gli oltre 800 accessi contestati.
La sentenza della Corte dei conti riguarda esclusivamente il profilo contabile della vicenda. Resta invece ancora pendente il procedimento penale, nel quale l’ex dipendente è chiamato a rispondere, tra le altre contestazioni, di accesso abusivo a sistema informatico.













