Sentenza storica sul tratto Madonna del Piano-Collestrada: accolto il ricorso di Italia Nostra. I giudici contestano autorizzazioni basate su una valutazione ambientale del 2006
Clamoroso stop al “Nodino” di Perugia. Il Tar dell’Umbria ha annullato il decreto ministeriale e il parere della Commissione Via che aveano autorizzato il progetto definitivo del tratto Madonna del Piano-Collestrada della E45, primo segmento del Nodo stradale perugino. Secondo il Tribunale amministrativo, il progetto sarebbe stato approvato facendo riferimento a una Valutazione di impatto ambientale risalente al 2006, giudicata ormai superata rispetto alle profonde trasformazioni intervenute sul territorio, nella normativa e nel quadro ambientale degli ultimi vent’anni.
La sentenza, pubblicata oggi, riportata dal Corriere dell’Umbria e dal TGR Rai dell’Umbria, accoglie il ricorso presentato da Italia Nostra contro il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e riapre completamente la partita politica, amministrativa e ambientale sull’opera infrastrutturale.

Per i giudici, infatti, gli atti autorizzativi risultano illegittimi perché non è stata effettuata una nuova Via aggiornata al contesto attuale. La procedura si sarebbe limitata a verificare la conformità del progetto definitivo rispetto a quello preliminare approvato quasi due decenni fa. Con la decisione del Tar vengono quindi cancellati il decreto della Direzione generale valutazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente dell’8 settembre 2023 e il parere della Commissione tecnica Via e Vas dell’8 agosto 2023 che avevano dato il via libera definitivo all’intervento.
Uno dei passaggi più rilevanti della pronuncia riguarda il diritto dei cittadini a partecipare ai procedimenti ambientali. Secondo il Tar, la mancata riapertura della procedura di Valutazione di impatto ambientale avrebbe limitato la partecipazione pubblica e impedito un reale confronto sulle alternative progettuali. Nella sentenza viene richiamata anche la Convenzione di Aarhus, il trattato europeo che garantisce ai cittadini il diritto di intervenire nei processi decisionali in materia ambientale quando le scelte sono ancora modificabili.
I giudici sottolineano inoltre come il territorio interessato dal progetto sia profondamente cambiato rispetto al 2006. Tra gli elementi che dovranno essere rivalutati figurano le nuove Zone speciali di conservazione presenti lungo il tracciato, tra cui il Bosco di Collestrada e l’Ansa degli Ornari, oggi sottoposte a specifiche tutele ambientali e naturalistiche. Soddisfazione da parte di Italia Nostra, che aveva promosso il ricorso.
L’avvocato Valeria Passeri, legale dell’associazione, parla di una sentenza destinata ad avere effetti importanti anche oltre il caso perugino. “Il Tar ha riconosciuto che il contesto territoriale e ambientale è radicalmente cambiato rispetto al 2006 – ha dichiarato –. Oggi devono essere considerate le nuove Zone speciali di conservazione e tutta l’area agricola biologica compresa tra Torgiano e Perugia”. Secondo Passeri, la decisione potrebbe diventare “un precedente significativo anche per altri procedimenti analoghi”.
Esulta anche Alleanza Verdi e Sinistra, che definisce la sentenza una “clamorosa bocciatura” del progetto. In una nota congiunta, Sveva Stancati, segretaria di Sinistra Italiana Perugia, e Claudio Santi, co-portavoce di Europa Verde Perugia, sostengono che il pronunciamento del Tar confermi le criticità denunciate da anni. “Per vent’anni – spiegano – il Nodino è rimasto intrappolato in un pantano politico, senza finanziamenti certi e senza una vera discussione sul futuro della mobilità perugina”. Per Avs, la decisione del Tar rappresenta anche il segnale della crisi di un modello fondato esclusivamente sul traffico su gomma e sul consumo di suolo. “Adesso – concludono – serve una nuova visione, basata su mobilità sostenibile, trasporto integrato e pianificazione urbana moderna”.

























