Tra ritardi storici, cantieri fermi e fondi a rischio, il caso dell’ex ospedale resta una ferita aperta per Perugia
Dopo anni di incertezze, investimenti sbagliati e imbarazzo politico, il caso dell’ex ospedale di Monteluce torna con forza al centro del dibattito istituzionale. Un’area che da troppo tempo attende una vera riqualificazione continua a produrre problemi sociali, economici e urbanistici, mentre le promesse di rilancio si scontrano con ritardi cronici e responsabilità mai del tutto chiarite.
La vicenda affonda le radici in una lunga sequenza di blocchi e rallentamenti. Già nel 2020 i gruppi di minoranza denunciavano lo stallo nei lavori della Casa della Salute e l’assenza di iniziative concrete per riattivare i cantieri, con ricadute evidenti sui servizi sanitari e sull’occupazione locale. Da allora, la situazione non ha conosciuto una svolta definitiva.
A complicare ulteriormente il quadro è stata la tormentata gestione finanziaria del Fondo Umbria – Comparto Monteluce. Il passaggio di gestione da BNP Paribas a un nuovo soggetto ha portato il progetto sull’orlo del default, con ulteriori ritardi e un clima di incertezza che ha congelato gli interventi. Solo negli ultimi anni, con il nuovo gestore, alcune attività sono ripartite, ma senza restituire al quartiere quella stabilità promessa da tempo.
Nel frattempo, il confronto politico si è fatto sempre più aspro. Esponenti istituzionali e associazioni cittadine hanno ripetutamente accusato Comune e Regione di lentezza decisionale e di una progettazione poco chiara, segnalando il rischio di danni permanenti al tessuto urbano e sociale di Monteluce. A ciò si sono aggiunti i nodi irrisolti delle ipoteche e dei vincoli sulle aree, indicati come ulteriori freni alla piena realizzazione degli interventi.
Sul piano quotidiano, i residenti continuano a pagare il prezzo dello stallo: degrado urbano, problemi di sicurezza, parcheggi inutilizzati e richieste di maggiori controlli, fino all’ipotesi di chiusure notturne per contrastare situazioni di rischio.
Oggi, però, il caso Monteluce assume una valenza ancora più delicata: il rischio concreto di perdere i finanziamenti del Pnrr destinati alla Casa di Comunità. Un’eventualità che ha acceso il dibattito in Assemblea legislativa dell’Umbria, su iniziativa dell’opposizione.

A sollevare la questione sono stati i consiglieri Nilo Arcudi (Tp-Uc), Andrea Romizi (Forza Italia) e Donatella Tesei (Lega), che con un’interrogazione a risposta immediata hanno chiesto chiarimenti sulle cause dello stallo e sulle azioni intraprese per far ripartire i lavori.
Illustrando l’atto, Arcudi ha parlato di una situazione “critica e poco trasparente”, chiedendo conto delle responsabilità dell’impresa appaltatrice, dell’esistenza di un cronoprogramma certo e vincolante e delle eventuali misure alternative, fino alla risoluzione del contratto e a un nuovo affidamento d’urgenza. Chiesti anche chiarimenti sui rapporti con la Usl Umbria 1 e con i ministeri competenti.
Il cantiere, formalmente consegnato all’impresa nel febbraio 2025, risulta infatti fermo alle sole fasi preliminari. Un ritardo che, secondo l’opposizione, mette a rischio uno degli obiettivi centrali della Missione 6 del Pnrr, dedicata al rafforzamento dell’assistenza sanitaria territoriale, con il pericolo di perdere risorse vincolate a scadenze non prorogabili. Le spiegazioni fornite finora, legate a presunte “ragioni organizzative” dell’impresa, non sono ritenute sufficienti a garantire la tenuta del progetto.

Nel rispondere in Aula, la presidente della Regione Stefania Proietti ha parlato di un ritardo ereditato, ricordando che il progetto definitivo è stato approvato solo nell’ottobre 2024, accumulando circa tre anni di slittamento rispetto alle tempistiche originarie del Pnrr. A gennaio 2025 è stato firmato il contratto di appalto integrato e il 25 febbraio sono stati consegnati i lavori, accompagnati da numerosi ordini di servizio e sollecitazioni all’impresa selezionata tramite Invitalia.
L’appaltatore ha trasmesso un cronoprogramma impegnandosi formalmente al rispetto delle scadenze, mentre il cantiere è stato sottoposto a monitoraggio costante. Tuttavia, la presidente ha ammesso che il ministero della Salute ha ribadito l’impossibilità di spostare la scadenza di marzo 2026. In caso di ulteriori inadempienze, la Usl Umbria 1 si riserva ogni azione di tutela, compresa la richiesta di risarcimento danni.
Proietti ha infine assicurato che la Giunta considera la Casa di Comunità un’opera strategica e che sarà portata a termine “in ogni caso”, anche ricorrendo a risorse economiche alternative qualora i fondi Pnrr venissero meno.
Nella replica, Arcudi ha preso atto dell’impegno dell’esecutivo regionale, ma ha ribadito le forti preoccupazioni dell’opposizione: perdere le risorse europee, pur completando l’opera, rappresenterebbe comunque una sconfitta collettiva per le istituzioni e per il territorio.
Il caso Monteluce è ormai il simbolo di una politica che rincorre le emergenze senza riuscire a chiudere i conti con il passato. Oggi il rischio Pnrr non è solo una questione tecnica, ma il risultato di anni di scelte rinviate, responsabilità frammentate e promesse non mantenute. La sfida non è più soltanto salvare i finanziamenti europei, ma restituire credibilità alle istituzioni e dignità a un quartiere che da troppo tempo vive nell’attesa. Monteluce non può permettersi un altro capitolo di annunci senza soluzioni.





