La proposta: una posizione unitaria per sostenere l’opera
Il Consiglio comunale di Perugia ha respinto, con sette voti favorevoli e diciotto contrari, l’ordine del giorno presentato dai consiglieri Nilo Arcudi, Chiara Calzoni (Perugia Civica) e Gianluca Tuteri (gruppo misto) riguardante la necessità di una posizione chiara e condivisa delle istituzioni locali sul progetto del Nodo di Perugia.
Secondo i proponenti, il Nodo rappresenta un’infrastruttura strategica per la mobilità dell’area urbana e regionale, fondamentale per migliorare la viabilità, la sicurezza e la qualità della vita, oltre che per stimolare la crescita economica e l’attrattività del territorio.
I consiglieri sottolineavano l’urgenza che Comune e Regione esprimessero una posizione comune e favorevole, poiché un atteggiamento incerto avrebbe potuto compromettere il dialogo con il Governo e ridurre le possibilità di ottenere i necessari finanziamenti statali.
L’ordine del giorno proponeva tre punti di azione:
1. Sollecitare la Regione Umbria e le forze politiche locali, in particolare quelle di centrosinistra, a esprimere rapidamente una posizione ufficiale sul progetto.
2. Confermare la piena disponibilità del Comune di Perugia a sostenere l’opera in modo condiviso e responsabile, favorendo un dialogo costruttivo tra tutte le forze politiche.
3. Trasmettere l’atto agli organi istituzionali regionali e ai parlamentari umbri per rafforzare il coordinamento politico e amministrativo.
Le posizioni dei consiglieri
Nel dibattito in aula, Fabrizio Ferranti (Perugia per la sanità pubblica) ha criticato la proposta, giudicandola una strumentalizzazione delle divisioni cittadine. A suo avviso, non ha senso chiedere una posizione definitiva su un progetto che non è ancora nella sua versione conclusiva e che manca di copertura finanziaria e di un quadro tecnico aggiornato. Ferranti ha ricordato che l’amministrazione ha già deciso di avviare uno studio trasportistico sul quadrante di Ponte San Giovanni, così da basare le scelte su dati concreti. Ha anche evidenziato che i lavori di raddoppio delle rampe di accesso e uscita a Ponte San Giovanni sono già finanziati, mentre il Consiglio ha approvato ulteriori interventi per le barriere fonoassorbenti, segno che si sta lavorando su infrastrutture concrete.
Federico Balducci (Partito Democratico) ha riconosciuto la rilevanza delle problematiche legate al traffico, ma ha indicato tre motivi di dissenso: l’assenza di una progettazione definitiva per il Nodo, la mancanza di un’analisi più ampia sull’accessibilità alla città e l’infondatezza dell’idea che la posizione della maggioranza possa compromettere i rapporti con il Governo. Ha inoltre ricordato che le ultime tre leggi finanziarie del centrodestra non hanno previsto risorse per il Nodo o per il cosiddetto Nodino, criticando l’uso politico della questione.
Lorenzo Mazzanti (Pensa Perugia) ha ricordato che già nel 2022, quando governava il centrodestra, l’allora assessora Margherita Scoccia aveva dichiarato che l’opera non era risolutiva per i problemi di accesso alla città e che si stavano valutando soluzioni meno impattanti. Mazzanti ha anche ricordato che nel 2024 il ministro Salvini aveva definito prioritario reperire fondi per Perugia, ma che, di fatto, le risorse continuano a essere destinate ad altre regioni.
Il voto contrario del Consiglio comunale di Perugia sull’ordine del giorno relativo al Nodo di Perugia evidenzia la mancanza di una visione condivisa sulle grandi infrastrutture della città. Mentre la minoranza insiste sulla necessità di compattezza istituzionale per non perdere opportunità di finanziamento, la maggioranza sottolinea la prudenza, ritenendo prematuro pronunciarsi in assenza di un progetto definitivo e di risorse certe.
L’impressione complessiva è quella di un dibattito politico ancora ancorato a logiche di schieramento, dove la sostanza tecnica e programmatica rischia di essere messa in secondo piano. Il tema del Nodo di Perugia, simbolo di un’infrastruttura attesa da decenni, resta dunque sospeso tra l’esigenza di pianificazione strategica e le tensioni politiche che ne rallentano l’attuazione.






