La Caritas diocesana richiama l’attenzione su oltre 3.800 famiglie in difficoltà: sempre più nuclei, anche fino a ieri autonomi, oggi non riescono più a sostenere affitti, mutui e bollette.
L’emergenza abitativa si conferma una delle fragilità sociali più evidenti del territorio perugino. La raccolta fondi promossa oggi 15 marzo, dalla Caritas diocesana di Perugia–Città della Pieve nelle chiese della diocesi non è solo un gesto di solidarietà legato alla Quaresima di carità 2026, ma anche un forte richiamo alla realtà di migliaia di famiglie che stanno scivolando verso condizioni di precarietà economica.
I numeri parlano chiaro: oltre 3.800 famiglie, pari a circa 13.500 persone, sono oggi sostenute dalle attività della Caritas. Un impegno che, secondo i bilanci consultabili, supera i due milioni di euro l’anno destinati a interventi e servizi a favore dei più fragili.
Tra le situazioni più preoccupanti emerge quella dell’abitare. Circa 1.500 nuclei familiari vivono una vera emergenza abitativa, stretti tra l’aumento dei costi delle utenze domestiche, gli affitti sempre più difficili da sostenere e i mutui che diventano un peso insormontabile.

Come ha spiegato don Marco Briziarelli, il problema non riguarda soltanto chi ha perso la casa. «L’emergenza – ha sottolineato – significa anche trovarsi nella seria difficoltà di gestire le spese quotidiane: bollette, affitto o mutuo. È un momento molto delicato e complesso per tante famiglie del nostro territorio».
La tendenza, inoltre, non sembra rallentare. I numeri continuano a crescere e raccontano una realtà sociale in trasformazione. «L’emergenza abitativa resta la più grande in questa fase – ha aggiunto Briziarelli – perché nessuno può sentirsi più al sicuro dalla povertà. Ci sono famiglie che fino a poco tempo fa non avevano mai avuto bisogno di rivolgersi alla Caritas».
Sempre più persone cercano affitti calmierati o forme di accoglienza temporanea. Non sono poche, infatti, le richieste di ospitalità al villaggio “Sorella Provvidenza” di Perugia e nelle altre strutture di accoglienza gestite o sostenute dalla rete Caritas.
In questo contesto, la raccolta fondi quaresimale assume un significato che va oltre l’aspetto economico: diventa un segnale di comunità. Un invito a non voltarsi dall’altra parte di fronte a una povertà che, sempre più spesso, non ha il volto dell’emarginazione storica, ma quello di famiglie che fino a ieri conducevano una vita normale e oggi si trovano improvvisamente a fare i conti con la fragilità.








