Tracce di un altro giovane sui vestiti della vittima, ma l’indagine si regge su intercettazioni e contenuti del telefono
Prosegue l’indagine sul delitto avvenuto nel piazzale del dipartimento di Matematica dove nella notte del 18 Ottobre venne ucciso il 23 enne di Fabriano Hekuran Cumani. Dalla perizia genetica non sarebbero emerse tracce biologiche di Yassin Amri sugli indumenti di Hekuran Cumani, dunque non varia l’accusa nei confronti del 21enne, al momento unico indagato per l’omicidio, resta solido.
Le analisi effettuate sui vestiti della vittima hanno invece evidenziato tracce biologiche di Abid Mohamed, detto “Simo”, 18 anni, appartenente alla banda di Ponte San Giovanni. Il suo DNA è stato rinvenuto sul polsino sinistro della felpa e sulla scarpa sinistra di Cumani. Il giovane è finito in carcere dopo il delitto con le accuse di minacce aggravate e porto abusivo di oggetti atti ad offendere.

Suo è il coltello di 34 centimetri sequestrato nell’auto utilizzata dal gruppo per fuggire subito dopo l’omicidio. Sulla lama i genetisti hanno rilevato sangue sia dell’indagato sia della vittima, ma secondo gli esperti della Procura si tratterebbe di tracce compatibili con uno schizzo e non con un accoltellamento diretto. Un ulteriore coltello, ripescato da una squadra specializzata di sommozzatori nel Tevere, è stato escluso come possibile arma del delitto: il profilo genetico isolato appartiene a un soggetto maschile non riconducibile ad alcuna delle persone coinvolte nella vicenda.
Secondo l’avvocato Vincenzo Bochicchio, difensore di Yassin Amri, la presenza delle tracce biologiche sugli indumenti della vittima dimostrerebbe un contatto ravvicinato tra i due, mentre non vi sarebbero riscontri scientifici di un contatto diretto tra Yassin e Cumani. Su queste basi, il legale presenterà un nuovo ricorso in Cassazione per chiedere la scarcerazione del suo assistito, fissato per il 27 marzo.

Il parere della Procura conferma la tesi che le ultime risultanze biologiche non scalfiscono l’impianto accusatorio. L’ipotesi degli inquirenti è che, nella prima fase della rissa, Mohamed detto “Simo” e la vittima abbiano lottato ferocemente e, in quel frangente schizzi di sangue del 18enne siano finiti sui vestiti del 23enne. Successivamente, come riferito da un testimone, sarebbe intervenuto Yassin Amri, avvicinandosi a Cumani brandendo due coltelli. Nessuno, tuttavia, ha assistito direttamente al momento dell’accoltellamento.
A rafforzare l’indagine restano quindi elementi considerati cruciali dagli inquirenti: il materiale recuperato nel telefono dell’indagato e le intercettazioni successive al delitto, ritenute fondamentali per ricostruire quanto accaduto in quella notte di violenza nel cuore dell’università.















