Condanna a due mesi per rivelazione di segreto d’ufficio. La difesa valuta il ricorso dopo il deposito delle motivazioni
La vicenda giudiziaria legata alla cosiddetta “Concorsopoli” nella sanità umbra registra un nuovo capitolo. Emilio Duca, ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia “Santa Maria della Misericordia”, è stato assolto dall’accusa di associazione per delinquere, mentre è stato condannato a due mesi di reclusione per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio. La sentenza è stata pronunciata dal collegio giudicante presieduto dalla giudice Natalia Giubilei, con a latere i magistrati Edoardo Esposito e Paolo Sconocchia. Il procedimento rientra nell’ambito dell’inchiesta sui presunti concorsi pilotati nella sanità regionale umbra, un’indagine che negli ultimi anni ha avuto importanti ripercussioni sul piano politico e istituzionale.

Secondo la ricostruzione formulata dall’accusa, Duca avrebbe divulgato informazioni riservate riguardanti una procedura concorsuale per l’assunzione di due dirigenti medici di Chirurgia maxillo-facciale presso l’ospedale perugino. Per gli inquirenti, quella selezione sarebbe stata condizionata allo scopo di favorire candidati vicini ad ambienti politici.

La posizione dell’ex manager sanitario era già stata oggetto di altri procedimenti. Nel febbraio 2025 la Corte di Cassazione aveva infatti dichiarato inammissibili i ricorsi presentati sia dalla difesa sia dalla Procura, rendendo definitiva una precedente condanna a due anni e undici mesi di reclusione per falso e rivelazione di segreto d’ufficio, riferita ad altri concorsi dell’azienda ospedaliera di Perugia. Duca sta attualmente scontando quella pena attraverso l’affidamento in prova ai servizi sociali, misura alternativa alla detenzione concessa dall’autorità giudiziaria.
Soddisfazione è stata espressa dal difensore dell’ex direttore generale, l’avvocato Francesco Falcinelli, soprattutto per il proscioglimento dall’accusa associativa. Per quanto riguarda invece la condanna a due mesi, la difesa attenderà il deposito delle motivazioni della sentenza, previsto entro novanta giorni, prima di decidere eventuali iniziative processuali. Non è esclusa la presentazione di un ricorso in appello.



















