Depressione cardiorespiratoria da farmaci e un intervallo di 4-5 ore per intervenire: in aula le ricostruzioni dei periti e i messaggi dell’imputato accusato di istigazione al suicidio
Si è tenuta la seconda udienza del processo sulla morte di Andrea Prospero, il 19enne studente abruzzese trovato senza vita in una casa vacanze nel centro storico di Perugia. Un passaggio cruciale del procedimento, durante il quale sono stati ascoltati i consulenti dell’accusa che hanno ricostruito con precisione le cause e la tempistica del decesso, delineando un quadro che lascia emergere un elemento chiave: il giovane, con un intervento tempestivo, avrebbe potuto essere salvato.
Nel corso dell’udienza hanno deposto, tra gli altri, il medico legale Sergio Scalise Pantuso e il tossicologo Andrea Lazzarini. I due esperti hanno spiegato come la morte sia stata provocata da una depressione cardiorespiratoria conseguente a una massiccia assunzione di benzodiazepine e ossicodone. Un mix di farmaci che ha portato al collasso dell’organismo, ma non in modo immediato.

Secondo quanto emerso in aula, tra l’assunzione delle sostanze e il decesso sarebbero trascorse circa 4-5 ore: un intervallo di tempo considerato compatibile con un possibile intervento salvifico. I consulenti hanno infatti sottolineato che, in presenza di soccorsi rapidi e di una lavanda gastrica effettuata in ospedale, il giovane avrebbe avuto concrete possibilità di sopravvivenza.
Proprio in quel lasso di tempo si inserisce uno degli elementi centrali dell’impianto accusatorio. Sul banco degli imputati c’è Emiliano Volpe, 19enne romano, accusato di istigazione al suicidio. Secondo la ricostruzione della procura, dopo aver inviato a Prospero diversi messaggi nei quali lo avrebbe incitato a togliersi la vita, il giovane non avrebbe allertato i soccorsi. Dalle chat acquisite agli atti emergerebbe inoltre che avrebbe ironizzato con un altro interlocutore sull’opportunità di chiamare un’ambulanza.
Durante l’udienza è stata ripercorsa anche la fase del ritrovamento del corpo. Andrea Prospero venne trovato riverso sul letto, sopra il computer portatile, in avanzato stato di decomposizione, cinque giorni dopo la scomparsa. Un dettaglio che ha consentito di collocare la morte con ogni probabilità al 24 gennaio 2025. Le immagini proiettate in aula hanno avuto un forte impatto emotivo: il fratello maggiore della vittima ha accusato un malore ed è svenuto, rendendo necessario l’intervento dei presenti.
Dagli accertamenti è emerso inoltre che il 19enne non aveva assunto altre sostanze né alcolici. Un elemento confermato anche dal suo compagno di stanza nello studentato dell’Università di Perugia, che ha riferito come non fosse solito farne uso. L’esame del capello ha però evidenziato una precedente assunzione degli stessi farmaci, avvenuta probabilmente settimane prima, circostanza che potrebbe indicare una premeditazione del gesto.
La seconda udienza ha quindi rafforzato il quadro accusatorio, mettendo in evidenza sia la dinamica clinica della morte sia il contesto relazionale e digitale in cui si è consumata la tragedia. Il processo proseguirà nelle prossime settimane con nuove testimonianze e approfondimenti.



















