Oltre 424 mila autocertificazioni e 52 mila giornate di lavoro assorbite ogni anno da adempimenti amministrativi duplicati. La digitalizzazione e l’interoperabilità delle banche dati potrebbero ridurre i costi fino a 3,6 milioni di euro e, nel medio periodo, azzerarli.
La burocrazia non è soltanto una sequenza di moduli da compilare. Per le imprese rappresenta un costo economico e organizzativo che sottrae tempo, risorse e competitività. In Umbria, dove il tessuto produttivo è composto prevalentemente da micro, piccole e medie imprese, il peso degli adempimenti amministrativi ripetitivi assume dimensioni rilevanti: circa 10,4 milioni di euro l’anno soltanto per la gestione delle autocertificazioni più frequenti e delle informazioni già presenti nelle banche dati pubbliche.
A quantificare il fenomeno è un’indagine realizzata da Unioncamere, InfoCamere e Fondazione Promo PA, secondo la quale le dieci autocertificazioni più diffuse generano in Italia 27,5 milioni di pratiche ogni anno, con un costo complessivo di 673,9 milioni di euro e l’impiego di 3,4 milioni di giornate-uomo.
Rapportando questi dati al numero delle imprese registrate, emerge un costo medio di circa 115 euro annui per azienda, quasi 4,7 pratiche amministrative e oltre mezza giornata lavorativa dedicata ad attività a basso valore aggiunto. Applicando questi parametri alle 90.231 imprese registrate in Umbria, il risultato è significativo: oltre 424 mila pratiche amministrative, circa 52 mila giornate-uomo e un costo complessivo superiore ai 10,4 milioni di euro l’anno.

Si tratta soltanto di una parte del costo burocratico complessivo sostenuto dalle aziende, ma è quella più facilmente aggredibile attraverso processi di semplificazione e innovazione digitale. Il problema, infatti, non riguarda solo la quantità di documenti richiesti, ma soprattutto la ripetizione di informazioni che la pubblica amministrazione possiede già e potrebbe verificare autonomamente.
Secondo le stime, una riduzione del 25% degli oneri amministrativi consentirebbe alle imprese umbre di recuperare circa 2,6 milioni di euro ogni anno. Con un taglio del 35%, il beneficio supererebbe i 3,6 milioni di euro. Nel medio periodo, grazie alla piena interoperabilità delle banche dati pubbliche e all’applicazione del principio “once only”, ovvero del dato fornito una sola volta, la quota di costi legata alla richiesta ripetuta di informazioni già disponibili potrebbe essere sostanzialmente azzerata.
L’impatto della burocrazia è particolarmente evidente in Umbria per la struttura stessa del sistema produttivo regionale. La dimensione media delle imprese si attesta a 3,7 addetti per azienda, contro i 4,3 della media nazionale e i 4,5 del Centro Italia. Anche la quota di società di capitali resta inferiore al dato nazionale: 24,9% contro il 29,3%. In realtà di dimensioni ridotte, ogni adempimento ricade direttamente sul titolare, sui collaboratori o sui consulenti esterni, sottraendo tempo ad attività produttive, commerciali e strategiche.
La semplificazione amministrativa diventa quindi una leva di politica economica. Non basta digitalizzare i moduli se le imprese continuano a inserire dati già presenti nel Registro Imprese, negli archivi fiscali, previdenziali o assicurativi. La vera sfida consiste nel creare un ecosistema in cui le banche dati dialoghino tra loro, consentendo controlli automatici e procedure uniformi. In questa direzione si muove la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), ancora poco conosciuta dal mondo produttivo, con appena il 17% delle imprese che dichiara di conoscerne le funzionalità.

In questo percorso assume un ruolo centrale la Camera di Commercio dell’Umbria, che punta su digitalizzazione e transizione ecologica come strumenti di competitività. Il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) rappresenta il principale punto di contatto tra imprese e pubblica amministrazione, mentre il Sistema informatico degli Sportelli Unici facilita lo scambio di dati tra enti. Attraverso il Cassetto digitale dell’imprenditore, disponibile sulla piattaforma impresa.italia.it, le aziende possono accedere a visure, bilanci, atti, fascicolo d’impresa e stato delle pratiche. Il Punto Impresa Digitale (PID) offre inoltre servizi di assessment, formazione, mentoring, cybersecurity e sostegno agli investimenti innovativi.
La diffusione delle tecnologie digitali resta tuttavia una sfida aperta. Nel 2025 hanno investito in innovazione digitale 52.577 imprese umbre, pari al 67,6% del totale regionale, contro una media nazionale del 71,8%. Per raggiungere il livello italiano servirebbero circa 3.500 imprese in più coinvolte nei processi di trasformazione digitale.
Al centro di questo sistema rimane il Registro Imprese, infrastruttura strategica nata nel 1996 e oggi punto di riferimento per la certificazione delle informazioni economiche e societarie. Secondo Unioncamere, tra il 1996 e il 2025 il Registro Imprese ha generato a livello nazionale un valore economico compreso tra 34 e 41 miliardi di euro, grazie alla riduzione dei costi di transazione e all’incremento della trasparenza del mercato.
Per le imprese umbre, il conto da oltre 10 milioni di euro l’anno rappresenta molto più di una semplice statistica. È la misura concreta del tempo sottratto alla crescita, agli investimenti e all’innovazione. Ridurre la burocrazia ripetitiva, eliminare le duplicazioni informative e favorire la condivisione dei dati tra amministrazioni significa restituire competitività alle aziende e rafforzare le prospettive di sviluppo dell’intero sistema economico regionale.

La dichiarazione: Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria.
“Per un’impresa, il tempo perso a ripetere dati che la pubblica amministrazione possiede già non è un dettaglio: è competitività sottratta. Semplificare non significa abbassare i controlli, ma renderli più intelligenti, rapidi e sicuri. La Camera di Commercio dell’Umbria è impegnata sulle due grandi transizioni, digitale ed ecologica, perché sono leve decisive per rafforzare il sistema produttivo regionale. Registro Imprese, Cassetto digitale, SUAP, interoperabilità dei dati e Punto Impresa Digitale servono a liberare energie, ridurre costi inutili e aiutare le aziende a investire meglio tempo, tecnologie e risorse”.















