Cinque misure cautelari nell’inchiesta della Procura su corruzione e turbativa d’asta
È un dipendente della Provincia di Perugia uno dei tre finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Perugia su presunti episodi di corruzione, falso ideologico e turbata libertà degli incanti nel settore degli appalti pubblici.
Le misure, eseguite questa mattina dai finanzieri del Comando provinciale di Perugia su disposizione del Gip, riguardano anche un funzionario del Consorzio di Bonifica Val di Chiana Romana e Val di Paglia (Siena) e un imprenditore di Chiusi (SI), amministratore di una società con sede a Città della Pieve (PG). Un geometra di Ficulle (TR) è stato sottoposto all’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, mentre per un imprenditore di Perugia è scattato il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione.
Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero creato un sistema di accordi e favori per pilotare l’assegnazione di lavori pubblici. L’indagine è partita dalla denuncia di un professionista al quale era stata chiesta una tangente per ottenere un incarico, e ha permesso di raccogliere gravi elementi indiziari, anche grazie a intercettazioni, pedinamenti e localizzazioni Gps.
Uno dei casi principali riguarda la gara da 963 mila euro per la ricostruzione delle sponde del fiume Chiani a Monteleone di Orvieto (PG), bandita dal Consorzio di Bonifica: un funzionario avrebbe rivelato in anticipo all’imprenditore di Città della Pieve data e ora di pubblicazione della procedura, permettendogli di organizzare con altri imprenditori un “cartello” per coordinare offerte e ribassi. Dopo un giro di subappalti, i lavori sarebbero tornati allo stesso imprenditore favorito.
Un secondo filone riguarda lavori stradali della Provincia di Perugia: qui, secondo le indagini, il funzionario provinciale arrestato avrebbe concordato con lo stesso imprenditore un meccanismo per assegnare fittiziamente un primo appalto minore a una società “prestanome”, per poi affidargli opere più remunerative su altre strade provinciali, eludendo le regole di rotazione. In questo caso sarebbero state predisposte anche false fatture per mascherare pagamenti.
In un episodio documentato da videoriprese, un imprenditore perugino avrebbe consegnato allo stesso funzionario provinciale una busta con buoni carburante per 400 euro, in cambio della promessa di un affidamento diretto.
Il Gip, dopo avere interrogato gli indagati come previsto dalla cosiddetta “legge Nordio” (legge 114/2024), ha ritenuto concreto il pericolo di reiterazione dei reati e ha disposto le misure cautelari richieste dalla Procura, condividendo la ricostruzione accusatoria.






